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Campo Lungo – La fuga di Sherlock Holmes: Gioco di ombre

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In questo appuntamento di Campo Lungo analizziamo una delle scene più avanguardistiche degli ultimi anni, ovvero la sequenza dell’inseguimento nella foresta di Sherlock Holmes: Gioco di ombre.

A volte un film divertente, spensierato, ma senza troppe pretese, può diventare un’opera più complessa e articolata grazie ad una singola scena. Questo è il caso della maggior parte dei film di Guy Ritchie, regista britannico famoso per il cult di inizio 2000 Snatch – Lo Strappo e per il più recente King Arthur – Il Potere della Spada. Tuttavia, oggi analizzeremo la scena della fuga nella foresta proveniente da Sherlock Holmes: Gioco di ombre. Andiamo a smontare pezzo per pezzo una delle migliori sequenze di inseguimento degli ultimi vent’anni.

Benvenuti a Campo Lungo.

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La frenetica fuga di Sherlock Holmes: Gioco di ombre

La scena inizia con il gruppo di Sherlock che fugge nella foresta vicino alla fabbrica di armi belliche dalla quale sono appena scappati. Madame Simza indica al gruppo la via di fuga. Un lungo carrello velocizzato ci mostra un treno in lontananza (a). Stacco sul capitano tedesco che urla agli uomini di inseguire i fuggiaschi (b). Entra in scena il Colonnello Moran, che intima al capitano di non farseli sfuggire. Taglio sul gruppo di Sherlock che corre nel bosco. I tedeschi iniziano a sparare. Schegge di legno causate dai proiettili che impattano sui tronchi degli alberi si librano nell’aria. Dalla frenesia della fuga si passa alla staticità dei soldati che sparano a distanza con i mortai (c). Un montaggio serrato ci mostra la fuga disperata tra i colpi che impattano al suolo. Stacco sulle gambe di un altro personaggio che inizialmente sembra essere in fuga, ma poi ci accorgiamo essere il Colonnello Moran lanciato all’inseguimento. Con questa scena iniziamo a riconoscere la mano di Ritchie e i suoi inusuali metodi di ripresa. In questo particolare caso, una zoomata all’indietro mentre la camera svolge un carrello laterale intento a seguire il personaggio (d1-2-3).

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Dopo averci fatto intravedere il suo stile, il regista si appresta a puntualizzare la sua firma. Questa è riconoscibile dal sapiente uso di un montaggio serrato, ma solido e lucido. Inquadrature di Sherlock e Watson si susseguono man mano che gli alberi passano dinanzi l’obiettivo . Ogni inquadratura è dinamica, ma stabile. L’utilizzo di uno speed rail (il carrello che viene utilizzato per riprendere eventi sportivi) con sopra due camere con diverse ottiche ha reso possibile l’avvicendarsi di movimenti di macchina inusuali e decisamente peculiari (a1-2-3-4).

Dopo questo montaggio strabiliante, torniamo nuovamente da Moran che, durante l’inseguimento, prende al volo un fucile da terra e, passando allo slow-motion e al campo lungo, spara verso i fuggiaschi (a1-2-3). Con un taglio su Watson si inaugura l’inizio di un breve, ma ben strutturato piano sequenza. Zoom fulmineo sul fianco del dottore per poi passare ad un rallenty che mostra il proiettile sparato da Moran colpire di striscio il suo gilet (b1-2). Zoom all’indietro, scompare il rallenty e la momentanea calma che si è creata annega nuovamente nel caos della fuga, ma per poco (c). Infatti, un altro rallenty parte nel momento in cui un colpo di mortaio impatta nelle vicinanze, sprigionando un’intensa luce che contrasta con la fredda atmosfera della foresta colpita dalle prime luci del mattino (d1-2). Mentre il carrello continua imperterrito, il fuoco passa sul tronco che si trova in primo piano, la cui corteccia viene scheggiata da un proiettile vagante (e1-2). Il fuoco torna in secondo piano sul gruppo di Sherlock e uno zoom ci fa avvicinare nuovamente.

Taglio sui soldati tedeschi che sparano. Zoom su uno di loro mentre la camera si avvicina lateralmente con un carrello semicircolare. Un ulteriore rallenty ci mostra il ritorno di fiamma del colpo appena sparato (a). Taglio su Sherlock in fuga mentre il proiettile colpisce un albero nelle vicinanze (b1-2). All’impatto, la colonna sonora di Hans Zimmer entra in gioco, imponente. Carrello laterale che mostra il resto del gruppo intento a fuggire e a sparare (c). Un proiettile colpisce il soldato che poco prima aveva quasi preso Sherlock, fuoriuscendo e colpendo anche la spalla del compagno dietro di lui (d). Un ulteriore carrello ci mostra Madame Simza intenta a scappare tra svariate esplosioni (e1-2). Si susseguono diverse inquadrature vorticose e frenetiche. Poi, Moran spara e colpisce un membro del gruppo (f). Il proiettile lo trapassa e impatta con l’albero a pochi passi dal ragazzo. Quest’ultimo, nella morte, assume una posa simile ad una delle foto più famose mai scattate: Morte di un miliziano di Robert Capa (g). Simza si volta e vede il suo amico cadere a terra, ma si trova costretta a continuare la sua fuga.

Taglio sul capitano tedesco. La musica si ferma. La traduzione ci fa capire che qualcosa sta per cambiare. Qui troviamo la vera essenza di Guy Ritchie. Un montaggio frenetico e virtuosistico di un procedimento inutile ai fini della storia, ma che riesce ad ammaliare e sorprendere. Dal nero dell’inquadratura si apre uno spiraglio corrispondente al vano di carico di un cannone. I soldati caricano il colpo (a). Suoni striduli e disturbati accompagnano l’intera scena. Dettaglio di alcune manovelle che vengono girate da un soldato (b). Primo piano dello stesso soldato, che sfoggia una grottesca espressione di sforzo (c). Taglio sul caricamento dell’ordigno all’interno del cannone (d). La camera segue l’andamento circolare di una grande manovella girata da un altro soldato (e1-2). Il cannone viene messo in posizione (f). Primo piano di un soldato accompagnato da un effetto Ken Burns (g). Dettaglio di una mano che gira un’ultima manovella (h1-2). Primo piano della bocca del cannone (i). Profilo dinamico di un soldato, anche questo dall’espressione grottesca (l1-2). Dettaglio di ciò che sembra un segnalatore di pressione (m). Primo piano di un altro soldato che si copre le orecchie con le mani (n). Taglio su Watson e poi Sherlock, con alternanza di rallenty e accompagnati musicalmente dal solo respiro (o1-2-3-4). Taglio sul soldato visto poc’anzi che si appresta ad urlare “fuoco”, con voce distorta e quasi infernale (p1-2). Quest’inquadratura è l’unica completamente fuori fuoco, quasi ad accentuare maggiormente l’intensità creatasi con la sola messa in funzione di un marchingegno dalla potenza a noi ignota. Primo piano di due soldati che si coprono le orecchie (q). Dettaglio dell’azionamento del cannone (r). Una breve sequenza in CGI ci porta all’interno del macchinario bellico, dove vediamo molle e pistoni che si azionano (s1-2). Delle scintille illuminano la fine di questo viaggio “nella pancia del mostro” (t1-2). Taglio sulla bocca del cannone che sprigiona un ritorno di fiamma potentissimo (u1-2). Stacco sul soldato visto prima che viene ora investito dalla potentissima onda d’urto (v1-2-3).

Si torna nella foresta, dove la camera segue il devastante ordigno appena sparato fino a che non colpisce un albero, il quale viene prima “ferito” da esso e poi spezzato dall’onda d’urto (a1-2-3-4). Un lentissimo carrello in rallenty ci mostra i protagonisti intenti a scappare. Sembrano quasi fermi nel tempo mentre il proiettile passa ad una velocità inaudita distruggendo tutto ciò che incontra e uscendo di scena a destra dell’inquadratura per poi esplodere fuori campo (b1-2-3). Il profilmico si illumina di una luce molto intensa che cambia quasi drasticamente i toni. All’arrivo dell’onda d’urto la musica riprende prepotentemente il controllo della scena, trasformando le inquadrature in scene che sembrano provenire da tragedie classiche. Il corpo di Madame Simza sembra essere la fonte dell’esplosione mentre viene circondata da una danza ininterrotta di schegge e polvere (c1-2). Sherlock Holmes si copre il volto con un braccio mentre sulla destra l’esplosione illumina la scena, contrapponendosi alla più cupa terra che si alza sulla sinistra (d1-2). Simza cade lentamente verso il suolo (e1-2). Un totale riprende per la prima volta frontalmente Holmes, Watson e Simza mentre vengono sbalzati a terra dalla potenza dell’esplosione (f1-2).

I soldati si avvicinano. Primo piano con leggero movimento di macchina circolare che inquadra il volto di Sherlock, a terra e privo di sensi (a). Dopo pochi secondi si riprende, guarda dietro di sé e poi dà un colpo sulla spalla di Watson per avvisarlo dell’imminente arrivo di altre minacce (b1-2). In questo momento la regia prende un’altra piega, sempre peculiare di Guy Ritchie. La camera segue i protagonisti delle inquadrature rimanendo “incollata” ai loro assi. Ovvero, in altre parole, loro sembrano non muoversi, a differenza di tutto ciò che li circonda. E qui inizia una delle sequenze d’azione con la migliore coreografia relazionata alla regia che possiate trovare nel mondo cinematografico. Mentre il gruppo combatte i soldati (c1 – c9), il Colonnello Moran si affretta a raggiungere la posizione dello scontro (d1-2). Un ordigno detona vicino a Sherlock, l’inquadratura si ricopre quasi completamente di terra (e1-2-3). Holmes si appoggia ad un albero (f). Un soldato si avvicina e cerca di infilzarlo con la baionetta, ma il detective riesce a schivare il suo attacco (g1 – g6). Torniamo nuovamente, ma per breve tempo, da Moran (h1-2) per poi passare ancora una volta alla colluttazione tra Sherlock e il soldato. Il detective carica il colpo in canna (rigorosamente a rallenty) mentre il fucile è ancora in mano al nemico (i1-2-3). Poi riesce a disarmarlo e con disinvoltura passa l’arma a Watson che prende la mira e colpisce Moran, il quale casca a terra in campo lungo (l1 – l7).

Ad un tratto, si sente il fischio del treno. Campo lungo di questo che passa dietro gli alberi in primo piano (a). Taglio ad un’inquadratura nera che si riempie di luce non appena, dall’esterno, un membro del gruppo apre il vagone merci del treno (b). Campo lungo di Moran a terra, ma ancora vivo (c). Piano americano di lui che controlla dove è stato colpito (d). Montaggio serrato tra Moran che si alza e il gruppo che sale sul treno. Il Colonnello si appoggia ad un albero (e). Nel momento in cui prende il respiro, parte un rallenty che ci mostra le sue guance gonfiarsi e sgonfiarsi d’aria (f1-2). Di colpo, ricarica e spara (g1-2). Il corpo morto di uno dei compagni di Sherlock cade sul limitare delle rotaie, mentre il suo amico grida invano il suo nome (h1-2-3). Primo piano di Moran (i). Taglio sul treno che prosegue, mentre il fumo della locomotiva si disperde nell’aria (l). La camera si alza sempre di più fino ad inquadrare un vasto paesaggio di montagna, come ad indicare l’allontanamento da un’ostilità per dirigersi verso la prossima, questa volta ancora più imponente e invalicabile (m1-2).

Ecco la sequenza completa da guardare assolutamente, in quanto le parole non riusciranno mai a spiegarla meglio delle immagini stesse.

Ciò che ha di speciale questa sequenza di inseguimento non è tanto l’impatto che ha sulla storia, ma, come avete potuto constatare dall’analisi, il modo con la quale Guy Ritchie l’ha raccontata. Ha voluto sperimentare tecniche decisamente innovative, che entrano nell’azione e te la mostrano da vicino. Non ti fa rimanere in disparte a guardare la scena, magari da una posizione sopraelevata o girando intorno al protagonista senza sosta.

Ritchie ha voluto catapultarci in un inseguimento costellato di momenti a rallentatore atti a rappresentare la dilatazione del tempo che percepiamo quando ci troviamo in situazioni di pericolo, divorati dall’adrenalina. Con soli quattro minuti di sequenza, è riuscito ad elevare un ottimo film d’azione a una specie di blockbuster d’avanguardia. Ha trasformato una normalissima scena di inseguimento in qualcosa di diverso da quanto visto in precedenza. Ha creato interesse sviscerando un procedimento che nessun altro avrebbe osato mostrare durante una sequenza adrenalinca.

Coloro che ci sono riusciti prima di lui vengono tutti chiamati nello stesso modo: visionari. Perché tutti possono fare cinema, ma solo chi riesce ad emergere può dire di aver fatto la storia.

Campo Lungo

Vi rimandiamo al prossimo appuntamento di Campo Lungo. Nel caso in qui non lo abbiate ancora fatto, leggete anche la nostra analisi di un’altra scena girata veramente bene: la rissa di Peaky Blinders.

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