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Dolor y Gloria: Almodóvar è tornato

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Dolor y Gloria è l’ultimo lavoro di Pedro Almodóvar presentato durante la settantaduesima edizione del Festival del Cinema di Cannes.

 

La trama

La trama di Dolor y Gloria attinge alla biografia del regista senza lasciare che il vissuto costringa il racconto a una narrazione pedissequa: lo spunto è reale, ma riadattato.

C’è Salvador Mallo, cineasta ipocondriaco in piena crisi creativa, interpretato da un eccellente Antonio Banderas (ruolo che gli è valso il Prix d’Interpretation Masculin a Cannes).

Il presente in cui il protagonista è immerso è passivo, segnato dall’improvvisa dipendenza dall’eroina e dai ricordi di un’infanzia ancora da elaborare.

In questo passato lontano spicca la figura di una madre, Penélope Cruz, che disapprova la “diversità” del figlio, naturalmente portato per le lettere e l’insegnamento quanto reticente a un futuro in seminario, in una comunità di operai analfabeti e casalinghe cattoliche.

Considerazioni sul film

Il tempo del film scorre lento, forse per la mancata immedesimazione dello spettatore nella vita del protagonista.

La depressione di Salvador Mallo è pura noia che si disattiva non appena compare tra le sue mani del materiale su cui poter scrivere.

Almodóvar sembra voler rievocare, in Dolor y Gloria, un realismo cinematografico che non riesce a compiersi, vista la specialità dell’esistenza narrata, nella quale non si intercettano abusi o difficoltà di natura pratica ma soltanto i tormenti di un’artista immobile.

Il “dolore” del titolo è l’accidia di Salvador Mallo, la “gloria” la sua rinascita, che si realizza quasi al termine del film. Non fama che si concretizza nel riconoscimento altrui ma la gloria raggiunta dal protagonista nell’affermazione del proprio valore, nonostante le critiche materne, gli abbandoni amorosi, le paure terrene.

Dolor y Gloria si posiziona secondo film al botteghino e insieme all’italiano Il Traditore, per la regia di Marco Bellocchioportano ai primi posti della classifica il cinema d’autore.

Sono laureata in filosofia, in procinto di concludere il biennio di specializzazione. Prima di intraprendere la strada della "sophia" dipingevo, ma mi mancava leggere e, soprattutto, scrivere. Così, oggi, cerco di unire l'amore per le arti visive a quello per le parole stampate.

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