Cinema

La Prima Notte del Giudizio: RECENSIONE – Make The Purge Great Again

Oggi giovedì 5 luglio 2018 debutta nelle sale italiane “La Prima Notte del Giudizio”: ecco la nostra recensione in anteprima sul nuovo capitolo dell’horror distopico.

Il quarto capitolo della celebre saga è uscito negli Stati Uniti in concomitanza con il 4 Luglio, la Festa dell’Indipendenza americana, grande fenomeno culturale e politico raccontato svariate volte nella cultura di massa seriale e cinematografica. La Prima Notte del Giudizio si prende la responsabilità di aggiungersi a un prodotto internazionale ormai fermato, che assume nella condizione politica americana, e per certi versi italiana e europea, un valore aggiunto. Se con il precedente film era stato raccontato come “lo sfogo” fosse giunto alla sua conclusione con l’abolizione politica della legge, ne La Prima Notte del Giudizio si fa un passo indietro, raccontando al pubblico l’introduzione di questo spietato fenomeno. Ecco la nostra recensione (no spoiler) sulla pellicola di Gerard McMurray.

La Prima Notte del Giudizione

La Prima Notte del Giudizio – Il valore politico

Make The Purge Great Again” è un chiaro riferimento al motto della campagna elettorale sviluppata da Donald Trump nella sua corsa alla casa bianca, una poi vittoria che ha modificato il clima sociale e psicologico della nazione, e che continua attivamente a far discutere. Ne La Prima Notte del Giudizio il valore politico si sente, è forte e chiaro, e riprende simbolismi, toni e immagini che riportano alle principali influenze xenofobe e razziste che si sono affermate a partire dal 1900.

Il logo dei Nuovi Padri Fondatori, il partito politico che La Prima Notte del Giudizio giunge al potere appoggiando lo Sfogo, ha dei caratteri squadrati, con le linee nette e una geometria impeccabile. Il simbolo è una croce. Il riferimento al periodo nazi-fascista è evidente, e viene mostrato da altri dettagli come dagli abiti e dagli schemi di mercenari presenti ne La Prima Notte del Giudizio.

Ma il valore politico è evidentente anche se andiamo ad osservare i protagonisti della storia. Staten Island è il luogo prescelto per dar vita a questo esperimento-massacro: un’area fortemente a basso reddito, in cui vivono per lo più comunità afroamericane e ispaniche. Il richiamo alla politica di Trump diviene qui evidente: non cercare una soluzione alla crisi e ai problemi economici, ma trovare un capro espiatorio per avere un successo a livello politico. In La Prima Notte del Giudizio troviamo dunque i protagonisti, che rappresentano le minoranze culturali, e gli antagonisti, rappresentati prevalentemente dall’uomo bianco.

Una scena de La Prima Notte del Giudizione

La Prima Notte del Giudizio – l’evoluzione di un prodotto commerciale

Portare avanti una saga è sempre una mossa di marketing azzeccata, ma che può portare a gravi e incisive ripercussioni sulla storyline: non sempre la qualità del prodotto rimane costante, e si rischia di deludere fortemente il fandom. Questo non è il caso de La Prima Notte del Giudizio. Il prodotto si presenta come di elevata qualità: i realizzatori hanno sfruttato il valore di questo universo horror-fantapolitico-distopico per creare un qualcosa di spessore, di carattere, con una sua inaspettata profondità.

Anche le scelte registiche, con interessanti montaggi alternati e parallelismi, la cura dei piccoli dettagli e la stessa storia funzionano alla perfezione, distaccando questo capitolo dai precedenti. Il viaggio nella notte e nell’oscurità è presente, ma non è un semplice spostamento: La Prima Notte del Giudizio riesce a tenere costante l’attenzione dello spettatore, trascinandolo all’interno della storia e trasmettendo alla perfezione il messaggio e le tematiche affrontate.

Se inizialmente il fatto di essere un prequel, e quindi l’onniscienza dello spettatore sul futuro dell’esperimento,  è destabilizzante, e non fa apprezzare alcuni lati dei primi minuti de La Prima Notte del Giudizio, lo sviluppo riesce a far dimenticare anche questo aspetto.

In conclusione, La Prima Notte del Giudizio è un ottimo prodotto cinematografico, consigliato a chi è fan della storia, e a chi vuole confrontarsi per la prima volta con questa saga, apprezzandone le dimensioni e le sfaccettature, da un punto di visto tecnico, della sceneggiatura e politico.

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Elisabetta Russo

Toscana trapiantata a Roma, dopo un percorso in organizzazione e comunicazione di eventi culturali, mi sono laureata in Media Studies presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Classe 1993, ho una grande passione verso il mondo dell'entertainment! Da "Kebab for Breakfast" a "Westworld", da "Cloud Atlas" a "Bastardi Senza Gloria", da "Le situazioni di Lui e Lei" a "One Piece", la produzione culturale mi ha accompagnata per tutta la vita, ed ora ho quindi deciso di scriverne e parlarne su Gogo Magazine!

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