Cinema

Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri: Recensione del film su Christopher Robin

Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri Recensione – Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri (Christopher Robin in lingua originale) è il monito di Disney che ci fa ricordare di non lasciare mai alle spalle il nostro passato e di non rinnegare chi siamo veramente. La nostra recensione.

Disney sembra averci preso gusto. Rivisitare in chiave live-action i grandi classici dell’animazione sembra essere diventato più importante dei cartoni animati stessi. Con in arrivo film su Crudelia Demon, La SirenettaLilly e il Vagabondo, Il Re Leone, nonché l’Aladdin di Guy Ritchie e il Dumbo di Tim Burton, questa nuova “politica aziendale” sta conquistando tutti, nel bene e nel male. Ci hanno messo un po’ ad ingranare, ma ora sembra che Disney abbia trovato la sua posizione nel mercato, con film dal sapore leggermente diverso dal solito. Questo Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri (Christopher Robin in lingua originale), in uscita il prossimo 30 agosto, è, fin’ora, l’apice di queste rivisitazioni. Andiamo a vedere perché.

Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri Recensione

Come raccontare una storia

Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri non è il classico film su Winnie The Pooh che ci aspetteremmo di vedere. La storia racconta di Christopher Robin che, ormai cresciuto, è stato “divorato” dal mondo degli adulti, tanto da considerare il lavoro più importante della famiglia. Non è più il bambino che giocava spensierato nel Bosco Dei 100 Acri. Ha vissuto la vita restrittiva di un collegio giovanile, è un padre e un marito, ha combattuto le sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale e, come molti superstiti, ha trovato un lavoro d’ufficio che occupa la maggior parte della sua vita, impedendogli di stare insieme alla sua famiglia. Non c’è più tempo per il divertimento. Quei giorni sono finiti. O almeno è questo ciò che crede. Infatti, un incontro inaspettato con il suo vecchio amico Winnie The Pooh lo porterà a riscoprire le sue origini, a scavare nel suo passato per ritrovare quel bambino che sembra ormai perduto nel bosco senza fine dei suoi ricordi dimenticati.

Questo punto di vista funziona, ma gran parte del merito va anche alla magnifica sceneggiatura e al lavoro svolto dal regista Marc Forster, che è riuscito a raccontare, attraverso semplici inquadrature, dettagli che sarebbero potuti essere esplicati solo attraverso le parole. La sequenza iniziale di Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri che ci fa vedere la crescita di Christopher Robin è una delle migliori caratterizzazioni istantanee di un personaggio degli ultimi anni. Riesci a comprendere perfettamente la storia di Christopher Robin e ad empatizzare con lui in pochi minuti, senza bisogno di parole superflue o momenti di approfondimento a posteriori. Ad arricchire il personaggio troviamo anche l’interpretazione molto espressiva di Ewan McGregor, perfetto impiegato sopraffatto dal lavoro alla ricerca della sua felicità perduta.

La regia che si sofferma

Disney ha sempre creato produzioni tecnicamente sbalorditive, molto pirotecniche e con effetti visivi all’avanguardia. Tuttavia, è proprio con questo Ritorno Al Bosco Dei 100 Acri che sembrano aver raggiunto l’apice. Il che è molto strano dato che non sono gli effetti visivi il punto focale del film. Il fatto di non aver avuto troppi elementi da ricreare in computer grafica ha permesso di concentrarsi sulla resa di Winnie The Pooh e degli altri abitanti del Bosco Dei 100 Acri. Sono proprio loro il culmine tecnico del film. Tutti i personaggi in computer grafica hanno una resa iper-realistica che raramente ci era capitato di vedere in passato.

Il merito, però, è anche del regista. Marc Forster si sofferma molto sui dettagli. Siano essi un piatto, un fiore, la mano di Pooh, la valigetta di Christopher Robin. Spesso rende impersonali i personaggi, riprendendoli di spalle, silenziosi. Si avvicina più che può, inserisce elementi trascurabili ai fini del racconto. Una regia, quella di Forster, dall’estetica molto marcata, con una fotografia stranamente fredda che, con il tempo, sembra “scongelarsi” sotto gli intensi raggi del calore familiare. Naturalmente, non vengono tralasciati anche ritorni al passato, con inquadrature simboliche e parti della semplice, ma efficace colonna sonora che omaggiano le avventure dell’orsetto più famoso del mondo.

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Mattia Pescitelli

Tenace adoratore del mezzo cinematografico, cerco sempre un punto di vista fotografico in tutto ciò che mi circonda. Videogiochi, serie televisive, pellicole cinematografiche. Nulla sfugge al mio imparziale giudizio.

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