Tarantino e il suo "Once Upon a Time... in Hollywood" — Gogo Magazine
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Tarantino e il suo “Once Upon a Time… in Hollywood”

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Once Upon a Time… in Hollywood” sbarcherà nelle sale italiane il 19 settembre.

 

La trama di “Once upon a Time… in Hollywood”

L’ultimo lavoro di Quentin Tarantino è stato presentato lo scorso maggio durante la settantaduesima edizione del Festival del Cinema di Cannes.

Atteso soprattutto per la coppia di attori, Brad Pitt e Leonardo di Caprio,  che il regista è riuscito a riunire su un unico set, “Once Upon a Time…in Hollywood” ha fatto parlare di sé anche per le numerose critiche che hanno accompagnato la sua uscita.

La trama del lungometraggio prende spunto dagli omicidi  di Sharon Tate, Jay Sebring, Wojciech Frykowski e Abigail Folger compiuti dalla setta di Charles Manson il 9 agosto del 1969.

Se il titolo del film richiama l’incipit delle favole classiche : “c’era una volta…“, ci sarà pur un motivo.

Nel caso di “Once Upon a Time…in Hollywood“, il titolo non contraddice le aspettative e sì, siamo di fronte a una favola che prevede un lieto fine, che si compie grazie all’ausilio di una figura portante delle fiabe: l’eroe.

L’eroe qui è incarnato nei personaggi di Cliff Booth (Brad Pitt) e Rick Dalton (Leonardo di Caprio), coloro i quali, per una sorte favorevole, si troveranno a fronteggiare viso a viso i seguaci di Manson, prima che questi si rechino nella villa dei Polanski per compiere la nota strage.

La favola vede vincere la coppia degli attori holliwoodiani sul male, nella speranza di poter riscrivere una storia della quale già conosciamo l’epilogo.

Riflessioni sul film

“Come sarebbe andata se…”, il film di Tarantino si fa portatore di questo periodo ipotetico, di uno sliding doors che non avverrà mai nel mondo reale, ma che in quello cinematografico può ancora prendere vita.

C’è un cinema che cerca di riempire i vuoti lasciati dalla vita, che cerca di supplire alle mancanze e di restituire dolcezza a una narrazione spietatamente cruda.

Once Upone a Time…in Hollywood” prova a darci un altro finale: una Sharon Tate (Margot Robbie) aperta alla vita a poche settimane dal parto, circondata dai suoi amici, sorridente, scampata, per poco, alla morte.

Ma era necessario rievocare un passato tanto doloroso?

Sono laureata in filosofia, in procinto di concludere il biennio di specializzazione. Prima di intraprendere la strada della "sophia" dipingevo, ma mi mancava leggere e, soprattutto, scrivere. Così, oggi, cerco di unire l'amore per le arti visive a quello per le parole stampate.

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