Scoppia la polemica intorno a Blur. L’influencer si difende: #Gino, quella che doveva essere una sfida “scialla”, è diventata oggetto di critiche senza senso.
Nei giorni scorsi si è scatenata una polemica sul Web a causa dell’iniziativa di Blur, youtuber e influencer che si rivolge in particolar modo al pubblico adolescenziale, che ha invitato i propri followers a scatenarsi sui social postando #Gino sotto le foto dei Vip.
Mi sono immaginata come avrei potuto spiegare a mia nonna la vicenda di #Gino, a partire dal definire la professione del soggetto che ha dato il via alla cosa.
“Sai nonna, Blur, l’influencer…”
“L’influ… che?”
“Influencer, una persona che lavora sui i social influenzando il suo pubblico.”
“E su cosa lo influenzerebbe questo pubblico?”
Ottima domanda. Evidentemente il peso di un influencer nei confronti dei propri followers è tale da smuovere una platea di 500.000 iscritti a invadere in massa profili Vip, con un post nonsense che recita #Gino.
Nel giro di poche ore #Gino è diventato virale e ha coinvolto personaggi più o meno noti del mondo dello spettacolo e della politica, arrivando persino all’ex premier Renzi, che risponde su Instagram:
Le reazioni dei Vip sono state varie. Il comune denominatore, un certo fastidio.
C’è chi ha ironizzato sulla cosa facendosi una risata e invitando i fan a smetterla (come ad esempio Belen Rodriguez, che nelle sue Instagram stories), e chi invece l’ha presa sul personale ed è passato agli insulti.
In un video postato ieri sul proprio canale (visibile cliccando su questo link), Blur risponde ai detrattori.
L’influencer sottolinea come #Gino fosse una provocazione goliardica che doveva essere presa in modo leggero. Come di fatto anche chi ha polemizzato sulla cosa o ne è stato vittima abbia in realtà avuto un ritorno positivo in termini di seguito.
Quasi volendo far passare un’iniziativa del tutto senza senso per un esperimento antropologico, ripercorre passo passo lo sviluppo della vicenda fino ad arrivare a mostrare i post e le stories di chi lo ha insultato e criticato.
Con un sorrisetto beffardo lo definisce “un movimento“, “un virus” abbracciato da centinaia di migliaia di persone. Definisce “un progetto” quello che aveva lanciato in un precedente video come un modo per “lasciare il segno” in questo 2017, “una rivolta del web”.
Aggiunge che non è la prima volta che lancia una sfida del genere: ci sono stati precursori di #Gino, ma hanno avuto meno risonanza perché il suo stesso canale era meno conosciuto.
Si difende accusando chi se l’è presa di essere esagerato e nominando in particolare il rapper Lazza, che ha visto #Gino arrivare anche sui profili dei familiari.
La vicenda dell’influencer, di #Gino e dei suoi followers, non fa altro che mostrare ancora una volta il potere malato del Web.
Mette in luce quanto il nulla cosmico possa essere elevato ad affare di stato.
Uno youtuber diventato famoso tra gli adolescenti riprendendosi mentre gioca ai videogiochi recitando una serie di bestemmie fantasiose che sembrano prese dall’archivio personale di uno scaricatore di porto, smuove un pubblico di adolescenti (che evidentemente si divertono con poco) a rompere le scatole al prossimo, sostanzialmente.
I soggetti colpiti dall’iniziativa, che trovano sotto le proprie foto centinaia di commenti che riportano la stessa parola, #Gino, danno un peso smisurato alla cosa, dedicando tempo ed energie a creare post e stories in cui criticano e insultano l’influencer che vi ha dato inizio.
Alimentando di fatto questo buco nero di inutilità che, neanche a dirlo, finisce anche sulla stampa nazionale.
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