Subsonica: 8 è il nuovo album - l'email della band ce lo spiega
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I Subsonica spiegano il significato di “8”, il loro nuovo album

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Venerdì 12 ottobre è uscito l’ottavo album dei Subsonica. La band ci spiega cos’è “8” e il significato di ogni singola canzone. 

Finalmente è uscito il nuovo attesissimo lavoro in studio dei Subsonica, “8“. A quattro anni di distanza dal precedente album – Una nave in una foresta – i Subsonica tornano con un disco complicato e pieno di riferimenti al loro passato.

Dopo l’ascolto in anteprima nelle dark room, i Subsonica hanno presentato “8” in una conferenza stampa d’altri tempi: all’interno di Castel del Monte ad Andria. La geometria della struttura federiciana, che richiama un 8, si è dimostrato il set perfetto per accogliere i giornalisti e i pochi fan selezionati da Spotify.  Questi eventi a numero chiuso hanno destato curiosità attorno ad “8” ma a partire da mezzanotte di venerdì 12 ottobre, l’album è diventato finalmente disponibile.

La band, la mattina del 12 ottobre, ha inviato un messaggio ai fan, per spiegare cosa significa “8” e qual’è stato il percorso che ha portato alla sua creazione.

Cari terrestri, in questi anni, come sapete, abbiamo fatto altro.

Samuel voleva sperimentare l’avventura da solista. Ha creato “ Il codice della bellezza”. Inoltre si è impegnato in svariate collaborazioni, tra cui quelle con Mannarino e Tom Morello, già chitarrista dei Rage Against The Machine.

Max, distanziandosi dalla scrittura delle canzoni e dei testi, ha esplorato invece l’alchimia fra suoni e rumori nell’elettronica sperimentale dell’album “Glasstress” e nell’ultra jazz del progetto MCDM con l’album “The City”, dedicandosi anche al cinema (colonna sonora del film “Uno per tutti”di Mimmo Calopresti) e alla scienza “botanica” con Deproducers.

Boosta a sua volta voleva cimentarsi con la dimensione individuale e ha prodotto il suo primo album “La stanza intelligente”, collaborando con autori quali Luca Carboni, Enrico Ruggeri e Mailka Ayane. Ha firmato poi le colonne sonora delle serie “1992” e “1993” per Sky Atlantic.

Ninja ha dato ritmo al progetto elettronico Demonology HiFi insieme a Max nell’album “Inner Vox”, mettendo anche in mostra le proprie qualità di batterista, sia in veste di session man sia collezionando grandi quantità di like sui social.

Vicio ha sfornato da parte sua un singolo con Ezra James, oltre a collaborare con nomi storici della musica italiana e produrre nel suo studio svariati artisti indipendenti. E ha scritto un libro, di prossima uscita, sulle pratiche di yoga applicate alla musica.

Pianeti molto diversi, talvolta molto distanti.

Poi siamo tornati a casa.

Un rientro in atmosfera, per quanto atteso, può provocare anche attrito e fiamme. Non ce le siamo fatte mancare. Del resto ognuno di noi aveva maturato una propria idea di che forma dare all’ottavo capitolo. Ci sono stati tanti momenti esaltanti e anche momenti scuri, e tutte queste cose sono finite in un album denso di vita, la nostra. Che speriamo da oggi diventi vostra.

Perché da oggi “8” smette di essere un album di cinque musicisti. Perché la musica appartiene di più a chi la vive, a chi la ascolta, a chi ne ha bisogno. A chi assiste, talvolta inerme, alla collisone tra una canzone e un proprio episodio di vita. Torneremo ad essere comproprietari al 50% delle canzoni di “8” durante i concerti, quando faremo vivere le sue canzoni insieme a voi. In quella esperienza di condivisione collettiva, che tanto ci è mancata in questi anni.

“8” incomincia, quasi provocatoriamente, da quegli anni 90 dove tutto ha avuto inizio.

Scommettendo sulla loro attualità.

Per poi proiettarsi traccia dopo traccia, progressivamente verso il futuro.

Con parole che guardano il presente di questi “anni senza titolo” dritto negli occhi.

 

Ascolta “8” in anteprima su Spotify

Ecco la descrizione brano per brano che i Subsonica hanno inviato per email ai loro fan

JOLLY ROGER

È il brano che colloca “8” in una cornice di suggestione “temporale”.

Si parte dagli anni 90, da quel sound che ha ispirato fortemente la band durante le caldissime nottate di una stagione sonora che rivive in questa base proposta da Boosta e Ninja.

La “Jolly Roger” è la bandiera dell’adolescenza e il testo -diviso tra una rievocazione “giovanile” dei sogni musicali di Samuel (in questo album più presente nei testi rispetto al passato), contrapposta a strofe di Max che raccontano dell’oggi in relazione al tempo trascorso- si lega fortemente alla forma ciclica del numero 8. Mentre le corde di Vicio sostengono la pulsazione.

“Ma adesso siamo qui”, è la dichiarazione dell’essere presenti oggi più che mai. Dopo che i sogni realizzati sono stati esposti all’attrito del tempo, ai sussulti dei traguardi, delle gioie ma anche delle disillusioni.

L’INCUBO

Nasce da un’idea di Samuel con un suono ancorato saldamente alle sonorità del primissimo album. Il testo racconta dello smarrimento che si prova nel restare sospesi tra le proprie certezze e i timori di un passo verso l’ignoto necessario per dare vita alle proprie aspirazioni.

Il brano è anche occasione per l’unico featuring di “8”. Le strada dei Subsonica incontra quella di Willie il Peyote, intelligentissimo rapper, autore di testi brillanti e graffianti, ma soprattutto testimone di una rinata vitalità musicale torinese, molto apprezzata ovunque.

PUNTO CRITICO

Se Microchip emozionare uscisse oggi, conterrebbe con tutta probabilità sonorità come queste.

Ninja e Max danno vita ad una base acida e groovosa, che fornisce occasione per un’analisi del tempo.

Il testo di Max (come la melodia) costruito per abbinamenti, prova a descrivere questi “anni senza titolo”.

Poveri di slanci ideali e di narrazione collettiva, votati all’individualismo, segnati da rigide chiusure, ansie patriottiche e tensioni nazionalistiche. E pur tuttavia globalmente decisivi per come pongono l’umanità di fronte a ineludibili scelte epocali. Spesso di non ritorno.

La clonazione, il rapporto tra nuove tecnologie e libertà individuali, l’automazione del lavoro umano, lo sviluppo di intelligenze artificiali, le emergenze climatiche, appaiono temi fuori portata rispetto alla comune consapevolezza e alla sensibilità del tempo.

LA FENICE

La Fenice è la figura individuata da Max e Samuel per descrivere quelle personalità dominanti, spesso tiranniche, quanto intramontabili che tendono ad infestare l’immaginario collettivo e la sfera privata del nostro presente.

Dalle realtà di potere ai luoghi del lavoro, dalle Università fino all’interno delle mura domestiche. Talvolta anche nei rapporti sentimentali segnati da violenza.

“La Fenice”, rappresenta l’elemento autoritario che si ripropone con perenne capacità di trasformismo, che non rinuncia alla propria centralità, che ostruisce il ricambio di energia.

Ma la “Fenice” rappresenta anche la forza, la capacità il potere liberatorio del bruciare tutto per risorgere dalle proprie ceneri.

Le sonorità oscillano tra una rilettura dei Subsonica di “Microchip emozionale” e un basso di Vicio dal carattere new wave.

RESPIRARE

Con base armonica di Boosta e la melodia dolce e spaziosa di Samuel, “Respirare” è un brano carico di sentimento. È un invito a dissolversi, ad alleggerirsi dal peso di un’ansia oggi così comunemente presente , ad uscire dalla propria auto centratura per smaterializzarsi nel flusso del tempo e nello scenario della natura.

Testo di Samuel con lievi interventi di Max.

BOTTIGLIE ROTTE

È il primo singolo dell’album. Passi di danza per giovani star autistiche da pianerottolo, in un mondo nel quale i titoli sostituiscono le notizie, le svastiche vengono tracciate per noia e l’indifferenza è una materia prima. Strofa di Boosta, ritornello e testo di Max

LE ONDE

L’11 marzo del 2015 moriva improvvisamente in un incidente stradale Carlo Rossi. Carissimo amico della band, figura di riferimento fondamentale per la musica torinese prima e per quella italiana poi. Maestro di tecniche di registrazione per Max.

Carlo ha lavorato per e con innumerevoli artisti celebri e importanti.

Dedicare un brano alla sua dolorosa scomparsa sarebbe potuto risultare pretenzioso.

Ma la cosa, nata spontaneamente dal pianoforte e da una melodia di Boosta, è stata successivamente arricchita da ampi spazi strumentali, capaci di rendere sostenibile il peso dell’argomento. Che è la perdita di una persona cara, ma che è anche il nostro interrogarci sul significato di quello che succede dopo.

Con o senza risposte.

Testo collettivo.

L’INCREDIBILE PERFORMANCE DI UN UOMO MORTO

E’ un brano proposto da Boosta, anche nella prima stesura del testo successivamente rivisto e implementato insieme a Max e Samuel. E’ l’ingrandimento di un istante di fuga dai sentimenti, di un abbandono, di una riscrittura un po’ codarda e narcisistica ma pienamente consapevole, degli eventi.

Lo zoom si concentra sul dettaglio delle lacrime altrui per come cadono “bellissime” al rallentatore.

Mentre la musica inizialmente dolce e malinconica accompagna il quadro emotivo in un crescendo di tensione.

NOVE RADICI

Li chiamano contadini 2.0. Spesso sono giovani che dopo avere studiato e viaggiato scelgono di lavorare la terra. Con consapevolezza, inventiva e rispetto. È un immagine luminosa del futuro.

In qualche modo questo brano, di Max che elabora una strofa di Boosta, è dedicato a loro. Tra suggestioni afro beat, synth visionari e un basso di Vicio che che mantiene ostinatamente lo stesso riff per tutto il brano, attraverso i diversi cambi di scenario.

CIELI IN FIAMME

Brano proposto da Samuel (suo il testo), elaborato ritmicamente (in chiave demonologyca) da Max e Ninja, contrappuntato da incursioni elettroniche di Boosta e dalle plettrate nervose di Vicio.

È un brano carico di tensione fisica. Luci e ombre vorticano in un uragano capace di inghiottire per poi risputare la rabbia e i sentimenti. Fino ad una tregua finale patteggiata con i propri demoni.

LA BONTÀ.

L’album si chiude su un tema oggi molto discusso: la bontà. Da alcuni identificata con buonismo a cavallo tra cinismo e ingenuità. Il brano offre suggestioni, senza necessariamente indicare conclusioni, sull’inevitabile dualismo interiore.

Il brano proposto da Samuel anche nelle parole, ha il compito di chiudere l’album, in una delicata sintesi di stili differenti che solo nel suono (e nella storia) dei Subsonica possono riuscire a convivere.

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