Clementino, Tarantelle: la RECENSIONE traccia per traccia
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Clementino, Tarantelle: la RECENSIONE traccia per traccia

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Clementino esce in tutti gli store con il suo sesto album di inediti “Tarantelle”: ecco l’analisi e il voto dell’ultimo lavoro dell’artista

Due anni dopo il rilascio del suo ultimo album da solista Vulcano, Clementino decide di tornare su quel palco che negli ultimi tempi aveva calcato solo per occasioni straordinarie: ecco quindi Tarantelle, l’ultima fatica del rapper avellinese.

L’artista ha descritto Tarantelle come il risultato di un lungo percorso di maturazione: nel disco si passerà dal rap classico alle ballate, dal dialetto napoletano al freestyle e così via. Un album equilibrato, nuovo, per il quale il cantante campano ha scritto ben 70 tracce totali, andando poi a scegliere accuratamente le 14 da inserire.

Un ritorno dopo un periodo difficile dunque, visto che il rapper è recentemente riapparso nella scena musicale dopo un lungo periodo di pausa passato in comunità, per via di problemi di dipendenza legati alla droga. Tarantelle è un album che non si trattiene, fortemente personale nonostante i quattro featuring scelti per il disco (Gemitaiz, Caparezza, Nayt e Fabri Fibra), con produzioni quasi sempre all’altezza e una moltitudine di temi trattati. Andiamo ad analizzarlo.

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Ghandi (1:43). Ghandi è stata la prima traccia estratta dall’album, un freestyle liscio e senza ritornello, pungente e critico verso la nuova scena rap e con un bel mix tra giochi di parole e punchline. Nella traccia il rapper apre ad un ritorno in grande stile, scrivendo “La mia traccia quanto flow/la tua faccia quanto flop/guarda un po’/na canzon e ti mando a casa, Amazon“; il significato del titolo inoltre è racchiuso nelle ultime barre, dove Clementino scrive “Ho imparato a mandarvi a fanculo in silenzio/sono Gandhi fuori e vafammoc dentro“. Un ottimo modo per dare il via alle danze, con una traccia dura e diretta su un beat eccelso del duo Don Joe/Ryanairz.

Un Palmo dal cielo (3:43). È sulla base di Yung Snapp che Clementino canta la prima traccia introspettiva dell’album. Un palmo dal cielo fa buon uso della figura retorica dell’anafora, ripetendo all’inizio delle barre la frase “Ho sognato“; la traccia parla proprio della volontà di realizzare i propri sogni (compresi gli incubi, precisa il rapper) scrivendo “Ho sognato che salvavo la mia famiglia/e con facilità/nascondevo il mio corpo nella sicurezza/ero in braccio a papà/ho sognato la mia mente saltare là/oltretutto ci sta/e la brezza del mare che poi mi accarezza/verso la libertà“. Una traccia che arriva più nei temi che nelle sonorità, con un ritornello non pienamente convincente e una seconda strofa decisamente meno ficcante della prima.

Alleluia (feat. Gemitaiz) (3:50). Il primo featuring dell’album vede la presenza del rapper romano Gemitaiz. Alleluia è una traccia semplice, in cui Clementino scrive “Il governo fa zero, vaga nel pampero, il popolo straniero/la pace col macello, che piove qui dal cielo, su Napoli Cartelo” e “Cazzo dici, dimmi quanto chiavi/Metto la scena italiana, bro, a novanta gradi/[…]dopo i nostri freestyle tu scompari” mischiando autocelebrazione e critica. Gemitaiz d’altro canto ribadisce il suo status da rapper, scrivendo “No fratè non sono ricco/Ho messo sull’arca i miei amici e una tonnellata d’erba con qualche boccia di alcol così rido quando colo a picco“, in una strofa tutt’altro che indimenticabile. Un featuring che calza bene sul beat di Shada San, ma che a conti fatti non mantiene alto il livello dopo due buoni pezzi iniziali.

Mare di Notte (2:49). La quarta traccia dell’album è introspettiva e nostalgica. Clementino scrive “Ricordi scendevo dagli alberi/ ma senza sti contanti qui/ partiti da sta Napoli” e “Torno al passato e ricordo tanti compagni di banco“, riflettendo sui bei momenti passati, sugli errori e sulle sfide che l’hanno temprato e reso quello che è. Mare di Notte è una traccia nella media: presenta un mood tranquillo e rilassato e racconta una storia personale e sincera.

Tarantelle (che ne sarà di me) (3:40). Tarantelle prosegue sulla linea dettata da Mare di Notte. Come nelle sue migliori hit Clementino si affida in parte al dialetto napoletano: il risultato è probabilmente la migliore traccia dell’album, una titletrack conscious che guarda al passato e ricorda tutte le difficoltà vissute dal rapper. Al contrario della traccia precedente, Tarantelle paradossalmente arriva meglio al’ascoltatore nonostante sia ancora più personale, merito di un testo di spessore e di una magnifica base di Cocobeatz.

Hola! (feat. Nayt) (4:06). Il secondo ospite del disco è Nayt, attualmente nel suo migliore periodo di forma. Clementino apre la traccia con la prima strofa, un esercizio di stile ritrovabile nei canoni del gangsta rap, seguito da un semplice ritornello (anche troppo semplice) che non lascia veramente nulla all’ascoltatore: “Eh-oh, eh-oh, eh-oh, eh-oh, eh-oh (x4)/Hola, hola, hola“. Nayt entra a suo modo, con un dissing diretto alla rapper Fishball: “Quando c’ho un’erezione io per farmela passare/penso a Fishball fatta di crack in un posto di merda“; più divertente la seconda strofa di Clemente, che recita “Il mio disco più atteso di un rapper Belen e Diletta“. Traccia senza pretese, spensierata quanto dimenticabile.

Sempreverde (3:38). Sempreverde tratta un tema banale: la marijuana. Il pezzo suona come una ballata in cui la Iena Clemente canta la sua tranquillità: sempreverde è banale perché non pretende di dire nulla, ma risulta comunque piacevole e trascinante all’ascolto. In linea con quello che il rapper ha rivelato a priori, Tarantelle risulta essere un album diverso, che salta da un tema più serio a uno più leggero senza una vera soluzione di continuità, ma sempre cercando di mantenere sempre uno standard qualitativo medio/alto.

Versi di Te (3:41). Da Sempreverde a Versi di Te ci passa un mondo, o una traccia, per il rapper. Versi di Te ha uno dei migliori ritornelli dell’album, un buon testo e tratta un tema molto caro al rapper; contemporaneamente l’utilizzo dell’autotune, mai pesante e innaturale, dona alla traccia quel qualcosa in più che sembrava mancare alle altre tracce “serie” del disco. Ne soffre involontariamente il pacing tuttavia, visto che l’ascoltatore è costretto, ascoltando i pezzi in ordine, a balzare da una traccia ad un’altra completamente differente più volte senza un nesso logico.

Babylon (feat. Caparezza) (3:07). Il pezzo con Caparezza è mezza spanna sopra le altre collaborazioni dell’album, ma il merito è principalmente del protagonista dell’album. Clementino non si arrende in Babylon, e scrive: “Mio fratello dice che devo guardare qui dentro di me” e “So che so treno diretto vedi che è partito/continuo coi piedi il tragitto da solo e mi trovo sconfitto/ si ma non mi trovo mai vinto“, meno efficace Caparezza, che mette in mostra il solito ottimo flow e una gran cultura, ma non riesce ad arrivare pienamente all’ascoltatore, colpa di una strofa decisamente sottotono.

Chi vuole essere Milionario? (feat. Fabri Fibra) (2:46). Nella traccia numero dieci del disco l’ospite d’onore è il secondo membro del duo Rapstar, il rapper di Senigallia Fabri Fibra. La prima strofa di Clementino è un inno ai soldi e cita in maniera ironica diversi personaggi: “Farmi la plastica in più occasioni/poi mi guardo allo specchio e sono Baglioni/la mia statua all’entrata di casa come Michael Jackson/la Gioconda in salotto e la tazza del cesso in argento/la piscina di Gigi D’Alessio“. Fabri Fibra non è da meno: “In piscina stappo il prosecco/buste d’erba anche sopra al letto/un milione per stare meglio/o magari peggio“. Non convince totalmente la base prodotta da Big Fish, decisamente una delle tracce più dimenticabili del duo (e dell’album).

Freddo (2:48). Freddo è una traccia sentimentale, in cui il rapper descrive una persona a lui cara scrivendo “Sei davvero la strada che porta all’essenziale” e “Tu che avevi già capito tutto/e non ti avevo ancora detto niente“, al contrario, Clementino si descrive nel ritornello, dicendo “E tutto il freddo che mi porto dentro/e queste voci strane nel silenzio/io che giuravo questo amore eterno..“. Freddo presenta un altro cambio di passo e spiana la strada alle ultime tre tracce dell’album.

Smoke Bong (2:39). Come Sempreverde anche Smoke Bong è una traccia molto leggera e allegra. Clementino si esprime a favore della legalizzazione dicendo “Ma fumo per tutta la settimana/e legalize marijuana/smoke bong“; la traccia è principalmente in dialetto e non si prende troppo sul serio, interessante la produzione di Dj TY1.

La mia Follia (3:34). La mia Follia è un ritorno ai temi più seriosi del cd, sicuramente il pezzo più personale e meno aperto a interpretazioni. Il rapper scrive “Ragazzo devi stare attento che la vita fa promesse che non avrai mai” e “[…] Sto al passo con la mia pazzia/nel cerchio di sta fantasia/lo ammetto non è roba mia“, andando a scavare nei problemi più profondi dell’artista e dipingendo un’immagine vivida davanti agli occhi dell’ascoltatore.

Diario di Bordo (3:18). Diario di Bordo è il ritorno di Clementino alla vita di tutti i giorni, dopo i problemi avuti con la droga e il tempo passato in comunità. Uno spiraglio di luce dopo il buio, un’ottima traccia che marchia il ritorno del rapper, grato anche a Dio: “Aspetto una settimana da Dio/Io lo ringrazio che sto ancora in piedi“. Un bel modo di chiudere il disco: un pezzo che strizza l’occhio ad una visione ottimistica del futuro e che finalmente si lascia alle spalle i problemi del passato.

Giudizio Finale: Tarantelle non è l’album migliore di Clementino: il rapper ha descritto il suo ultimo lavoro come il risultato di un lungo percorso di maturazione, ma dopo aver ascoltato il disco questa sentenza rimane vera solo a metà. Funzionano molto bene le tracce più introspettive, in particolar modo l’ultima, ma l’album fa un passo falso con i featuring, decisamente al di sotto delle aspettative. Nonostante il cd presenti più tracce valide, Tarantelle non raggiunge le vette toccate da alcuni suoi predecessori, risultando a tratti ispirato e a tratti tristemente stantio.

Voto finale:

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