Izi, Aletheia: la RECENSIONE traccia per traccia
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Izi, Aletheia: la RECENSIONE traccia per traccia

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Izi torna in tutti gli store con un anno di ritardo rispetto ai due progetti precedenti: ecco l’analisi e il voto di Aletheia, l’ultimo lavoro dell’artista cuneese

Due anni dopo il rilascio dell’ultimo album, Izi ha deciso di ritornare nelle radio con Aletheia: terzo disco in studio del rapper cuneese dopo Fenice e Pizzicato.

Aletheia è una parola greca traducibile come “svelamento” o “rivelazione”. Sull’ispirazione per la scrittura dell’album Izi ha rivelato:

Dopo Pizzicato ho avuto un anno e mezzo di depressione nera, crisi epilettiche, visioni. Fingevo la felicità, ma non sono mai stato bene. Ho dovuto isolarmi e imparare a farmi attraversare dal dolore. Voglio essere vero, e se mi manifesto, posso dare ad altri la possibilità di farlo”

Aletheia vuole coprire a 360 gradi lo stato d’animo dell’artista, racchiudendo nelle sedici tracce le emozioni e i pensieri del ventitreenne e cercando di arrivare in maniera sincera, diretta e personale al pubblico. Il disco non cambia strada se paragonato ai due precedenti lavori: Aletheia è un album con tante sfumature di nero, un disco forte che si prende molto sul serio, lasciando pochissimo spazio a tracce leggere e divertenti. Andiamo ad analizzarlo traccia per traccia.

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Il Nome della Rosa (1:48). L’intro dell’album è anche la traccia più breve. il Nome della Rosa è un pezzo estremamente diretto: sulla produzione di Davide Ice, Izi scrive: “Ho bisogno di più spazio per cambiare pelle/come mi chiamo? Sono sazio di ste tarantelle/dai, mendichiamo, voglio solo contare le stelle/non i soldi, fammi solo contare le stelle”, giocando sulla sua necessità di calma e allontanandosi dal cliché del rapper legato esclusivamente al dio denaro. Il Nome della Rosa prende il nome dal giallo storico di Umberto Eco, intelligentemente citato a metà pezzo: “Ed ero penna e inchiostro in connessione con qualcosa/quando penso sento l’eco, frate’, Il nome della rosa“. La prima traccia dell’album imposta la direzione generale verso la quale vuole andare il disco.

Volare II (3:44). Volare II suona a tratti come una traccia indie alla Carl Brave, con tutti i pregi e i difetti del caso. Il seguito di uno dei pezzi più apprezzati di Pizzicato non eredita sfortunatamente un ritornello altrettanto ispirato, ma dà un peso molto più importante al testo, che sottolinea i periodi di depressione dell’artista con barre come: “Ho mosso passi nella notte/alti e bassi mi ispirano morte/vorrei farcela, ma so che ho tanta mania del controllo/poi ti svengo affianco/io non vengo affatto, sono un giullare“. Buona la produzione del duo Davide Ice/Zangirolami.

Ok (feat. Speranza) (2:23). Ok è il primo cambio di passo dell’album, che passa da un tono calmo e introspettivo ad uno molto più rabbioso: a tal proposito è molto apprezzata la collaborazione con Speranza. Izi si presenta con una strofa non lontana dai temi trattati nelle prime due tracce, con riferimenti a solitudine e odio; dall’altra parte Speranza mischia temi di denuncia sociale e autocelebrazione sotto i toni tipici del gangsta rap, scrivendo “Prenditi tutto mi dicono in tanti/temuto da troppi, stimato da tutti“. La traccia scorre bene sulla produzione di Davide Ice.

48H (feat. Sfera Ebbasta) (3:18). Izi e Sfera Ebbasta hanno una lunga storia di collaborazioni, che trovano proseguo in Alatheia. Il rapper cresciuto a Cogoleto chiude una bella strofa carica di denuncia sociale, con annesso odio per polizia e Stato; Sfera Ebbasta d’altro canto trappa sulla sua fortuna e sul suo status sociale, entrando benissimo sul pezzo e sottoscrivendo l’ennesima hit della sua carriera. Decisamente una delle tracce più riuscite dell’album, merito anche della produzione di Charlie Charles.

Pace (2:43). Pace è innanzitutto marcata dall’ottima produzione di Ice/Zangirolami, un crescendo di pianoforte che accompagna meravigliosamente le strofe dell’artista. Il brano presenta una richiesta di tranquillità del rapper, che da un lato scaccia gli insulti ricordando i traguardi tagliati e il suo status economico, mentre dall’altro non manca di far sapere da dove è partito, ricordando che in passato “Vestiva OVS e mangiava in Chiesa”.

Weekend (feat. ???) (4:20). Weekend è probabilmente la traccia più interessante dell’album. Nella prima strofa Izi rappa, seguendo il mood dell’album, dei problemi comuni e della società: “Non lo sapevi che siamo solo pedine, guarda su/quanti ricchi si fanno le polverine, guarda giù/giù in quartiere si fanno le polverine/guardo avanti e faccio sci di fondo sulle polverine“. Ma al di là della prima strofa di denuncia sociale, la parte più originale del pezzo è rappresentata dal featuring. Dopo il ritornello Izi torna a rappare, questa volta in inglese, immedesimandosi in una sorta di doppelganger e scrivendo: “I just got to fuck all these hoes and all these faggot kids/all this fucking violence make me violent/I’ll give you white powder, you’ll give me black dollar”. La “pazzia” racchiusa nel disco comincia a dispiegarsi verso questo punto dell’album, che diventa sempre più contorto e criptico.

A’dam (3:12). Con A’dam il rapper cita la torre A’dam Lookout situata ad Amsterdam. La traccia non è altro che un semplice viaggio per le strade della città olandese descritto da Izi, che racconta “Esco sui canali, faccio la spesa per la famiglia/ c’ho sei budini alla vaniglia, faccio un tiro di Vanilla/e dopo un altro di Gorilla Glue“. Il pezzo è prodotto da Davide Ice e risulta uno dei meno interessanti dell’album, anche a livello di sound.

Dammi un Motivo (3:25). Dammi un motivo racconta della fine di una storia d’amore: nella traccia Izi si abbandona ai ricordi, spiegando le motivazioni che hanno portato alla fine della relazione e tutto quello che questa gli ha lasciato. Nella traccia il rapper rimarca più volte lo strano legame creatosi con la ragazza, sottolineando il fatto che lui continui sotto un certo profilo ad esserne attratto nonostante essa sia come un serpente, attraente e velenosa. Izi scrive anche: “Per quanto mi riguarda tu fai male a lamentarti/amore, tanto il pianto non lo asciugheranno gli altri/eh, no, yeah/il cielo ruba tutto e non gli sguardi, no, yeah“, chiarificando che nonostante ormai sia tutto finito, niente potrà mai rubare i ricordi che entrambi portano dentro. Un pezzo sicuramente riuscito, scelto non casualmente dal rapper come traccia di lancio del disco.

Uh, Che Peccato (2.48). La traccia numero nove dell’album vede la partecipazione straordinaria del beatmaker Maaly Raw, già famoso negli USA per aver prodotto ad artisti come French Montana, Lil Uzi e XXXTentacion. La traccia non prende rischi e calca i tipici suoni della trap, riuscendo a tenere sotto controllo per la maggior parte lo spropositato utilizzo dell’autotune. A livello di flow il pezzo scorre bene e risulta indubbiamente godibile.

Dolcenera (4:05). Dolcenera è una traccia eccellente sotto tutti i punti di vista. Il pezzo racconta una storia intensa: durante l’alluvione che distrusse Genoa nel 1972, un uomo aspetta invano la sua amante e non si accorge del disastro che sta avvenendo, nel mentre la donna stessa viene trascinata via dall’acqua. Il pezzo è stato scritto nel 1996 da Fabrizio De Andrè e Izi ne presenta nel suo album una cover. Nonostante la differenza nella musicalità il pezzo è quello, e il rapper riesce a riportarlo con profondo rispetto nel ventunesimo secolo, rendendolo appetibile anche agli ascoltatori più giovani.

San Giorgio (feat. Heezy Lee & Josh) (3:04). San Giorgio rinnova la collaborazione rap tra Francia e Italia. Heezy Lee e Josh Rosinet rappano una strofa a testa e cantano il ritornello, allo stesso modo i due francesi si sono occupati della produzione. Izi scrive dei suoi sacrifici e delle difficoltà incontrate durante la sua crescita: “Dalla costa, vengo dalla costa/volevo Lacoste, non potevo perché costa“. La traccia funziona meno bene delle successive quattro, ma rimane comunque orecchiabile.

Carioca (3:20). Carioca è una splendida traccia, supportata dall’ennesimo originalissimo lavoro di Tha Supreme, sicuramente nel miglior periodo di forma della sua carriera. Carioca è veloce, molto veloce, ed è facile farsi trasportare dal sound prima che dal rappato: per capire il significato delle strofe è infatti necessario leggere il testo almeno un paio di volte. Solo quando si riesce a vedere oltre il flow e il ritornello estremamente catchy il senso del pezzo si rivela all’ascoltatore: Izi scrive “Sono pazzo nel cervello, prego dio perchè guido uguale vie/no, non servono medicine, non servono medicine, no non qua/servono queste rime, il sottoscritto le ha” e “I sospiri sono aria vanno all’aria/le lacrime che piango sono acqua quando al mare/la musica attraversa mare ed aria, se non ci fosse pane/che serve un cantastorie, senza storie da cantare“, riuscendo a nascondere dietro la base il profondo senso di smarrimento che prova.

Pasta e molliche (2:51). A quattro tracce dalla fine Izi non smette di trovare strade nuove per raccontare storie. Pasta e molliche funziona soprattutto per come viene raccontata: la produzione di Venerus e Mace non fa fatica ad impostare un mood estremamente calmo, che Izi battezza scrivendo “Sto impazzendo con sto martello nel mio cervello/combattendo per contenerlo nel mio cervello/faccio quello che non fai perchè non ti conviene/e se ho cose che non so è perchè lui mi trattiene”.

Fumo da Solo (3:40). Fumo da Solo è nettamente la traccia migliore dell’album. La produzione di Charlie Charles e Tha Supreme è una vera e propria chicca, mentre il testo, che racconta di una storia d’amore, vira velocemente con grande coraggio su temi come solitudine, morte e depressione. Fumo da Solo è un enorme passo avanti rispetto a quasi qualsiasi traccia di Pizzicato, sia dal punto di vista tecnico che da quello musicale.

Grande (3:26). Grande è una visione introspettiva sul modo di riflettere di Izi e sulla sua crescita: durante la prima strofa il rapper parla in terza persona del suo odio verso i preti, la polizia, lo Stato e se stesso. Nella seconda strofa invece c’è un moderato cambio di passo: il rapper comincia a riflettere su ciò che è diventato, smettendo di parlare in terza persona e prendendosi direttamente la responsabilità di ciò che dice. Izi non si risparmia e scarica altro odio verso chi lo giudica e lo deride.

Zorba (2:16). Zorba chiude il disco con una traccia riuscita solo a metà. L’artista apre il pezzo scrivendo “Voi siete in prigione e tutto ciò che potete desiderare se avete del buon senso è di evadere/nessuno può fuggire dalla prigione senza l’aiuto di coloro che sono già fuggiti“, rivelandosi come una sorta di messia in grado di aprire gli occhi di chiunque lo ascolti, per poi proseguire con una breve strofa rappata. Zorba risulta un outro decisamente poco riuscita, se messa in linea con il resto dell’album.

Giudizio Finale: La più grande sfida di Alatheia era quella di non cascare nella ripetitività, errore facile da compiere quando si inseriscono ben sedici tracce in un disco: l’album sorprendentemente non annoia mai, nonostante possa risultare a tratti monotematico e meno ispirato in alcuni pezzi. A conti fatti comunque Alatheia funziona: la grande maturità con cui vengono trattati gli argomenti e l’evidente evoluzione dal punto di vista musicale consacrano un altro ottimo lavoro da parte del rapper piemontese, che si mantiene saldamente tra le prime posizioni della classifica dei migliori rapper italiani degli ultimi cinque anni.

Voto finale:

25, studente universitario presso il Campus Luigi Einaudi di Torino. Scrivo occasionalmente di sport, cinema, videogiochi, musica e attualità.

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