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J-Ax, ReAle: la RECENSIONE traccia per traccia

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J-Ax torna dopo tre anni dal suo ultimo progetto “Comunisti col Rolex” e prova a rimettersi in proprio con ReAle, il suo sesto album da solista

Alessandro Aleotti, meglio conosciuto con lo pseudonimo J-Ax, torna nuovamente sotto le luci della ribalta con ReAle, il suo settimo album in studio e sesto da solista. All’età di 47 anni e in un mercato ormai dominato dalle nuove leve e da uno stile sempre meno rap e più trap, l’artista prova a riproporre ancora una volta la sua idea di musica, sempre molto “pura” nella struttura ed enormemente commerciale nei suoni.

L’artista ha spiegato le motivazioni che l’hanno portato a calcare per l’ennesima volta la scena dichiarando quanto segue:

“Per me è come tenere in alto il dito medio quando il potere prova a schiacciarti, giocare una partita onestamente quando sai che le carte dell’avversario sono truccate, cadere sette volte e rialzarsi otto… e non sono gli aerei privati, i tappeti rossi, i milioni di like… è la vita che ti chiede il conto quando sei in rosso ed è come reagisci quando ogni cellula del tuo corpo ti dice che sarebbe meglio scappare, salire su una moto e sparire. Essere Reale è avere fame anche quando hai la pancia piena, è il rispetto che non può essere battuto in cassa, essere Reale è guardarsi finalmente dopo tanto tempo e dire sono un perdente che ha vinto”.

Essere reale anche quando tutto cambia, mettersi alla prova nonostante i tanti risultati raggiunti. J-Ax torna in pista e suona il suo rap con il suo stile, fregandosene delle mode e puntando su una squadra che più bizzarra non si può: da Jake la Furia a Enrico Ruggeri, da Chadia Rodríguez a Paola Turci. Il filo conduttore in questo eterogeneo mix di artisti è rappresentato proprio dalla voce del rapper, pronto a mettersi ancora una volta contro tutti pur di dimostrare che la sua musica è tutt’altro che finita.

Dopo questa breve premessa siamo dunque pronti a tuffarci dentro “ReAle”, il nuovo album di J-Ax. Vi ricordiamo che come al solito recensiremo solamente i 16 inediti, non ci sarà spazio dunque per una analisi delle (vecchie) tracce 17 e 18, intitolate “Ostia Lido” e “Tutto sua madre”.

Mainstream (La scala sociale del rap) (3:26). J-Ax inizia mettendo subito le cose in chiaro, con un pezzo fortemente critico verso i fautori del rap underground. L’artista racconta la scalata al successo attraverso un elenco di venti punti, illustrati con un massimo di due barre l’uno. Si parte con “La scala social del rap inizia col numero 20, commenti con odio agli artisti emergenti” passando per “Al sedici, sedici persone al primo live” e “Al dodici fai un pezzo contro il rap commerciale, in coppia con un rapper che prima era commerciale” e chiudendo finalmente con “Ed al numero due sei un artista a tutto tondo, il popolo ti ama ma la gente alla moda ti da contro […] E quando sei il numero uno, vuol dire che sei morto“. La scala sociale del rap fa passare l’artista da niente a tutto, dall’odiare ciò che si diventerà a diventare ciò che si è odiava. Un fantastico pezzo pieno di frecciatine e con un interessante messaggio di fondo.

Supercalifragili (Feat. Annalisa e Luca Di Stefano) (2:50). Supercalifragili è la specialità di casa J-Ax. Base accattivante, presenza femminile e tema facilmente comprensibile. Il pezzo racconta fondamentalmente la scalata sociale di J-Ax, tra paura, fragilità economica e l’indifferenza di una parte della sua famiglia. Il drop funziona, ma convince meno il ritornello di Annalisa. Non pervenuto il classe 2000 Luca Di Stefano. Traccia bocciata.

Quando piove, diluvia (3:43). La traccia numero tre ricorda a tratti il vecchio brano Sembra Semplice, scritto insieme a Fedez nel 2013. Anche “Quando piove, diluvia” sottolinea la difficoltà dell’essere artisti, elencando i problemi in cui questi incorrono quando diventano personaggi pubblici. Il significato del titolo “Quando piove, diluvia” è poi facilmente spiegato all’inizio della seconda strofa, quando J-Ax rappa “Le sfighe son sorelle che viaggiano sempre insieme“: quando una cosa va male quindi, è facile che tutto peggiori. Ed ecco allora che, ad esempio, compare uno sfogo al viso prima di un’intervista, o che si presentino Le Iene nel peggior momento di una giornata. Pezzo conscious molto interessante, che spezza leggermente il ritmo dell’album.

Beretta (Feat. Boomdabash) (3:31). J-Ax scalda le corde vocali raccontando una storia di violenza familiare, insieme ai due hitmaker dei Boomdabash. Beretta è il primo pezzo in cui il rapper sembra davvero divertirsi, una storia dura affrontata con un leggero tocco di black humor. Beretta non diventerà uno dei pezzi dell’anno per via del tema trattato, decisamente troppo controverso, ma suona davvero come uno dei vecchi, ottimi pezzi di J-Ax.

Pericoloso (Feat. Chadia Rodriguez) (3:40). A prima vista potrebbe sembrare un paragone un po’ azzardato, ma il modo in cui J-Ax e Chadia Rodriguez trattano gli stereotipi di genere in “Pericoloso” ricorda molto il brano I’m Not Racist, del rapper americano Joyner Lucas. In questo caso i problemi riguardanti le aspettative che uomini e donne hanno verso l’altro sesso vengono esposti in maniera da sembrare una vera e propria discussione casalinga: Chadia Rodríguez inizia sfiorando il tema del sessismo “Volete femmine commesse di fronte a delle scarpe o delle borse, vi andiamo bene come siamo ma con delle tette un po’ più grosse“, mentre J-Ax affronta il tema dell’ipersensibilità del sesso femminile “E ogni volta che incontro una donna c’è una parte di me che rinuncia, che se faccio battute poi sembra che flirto e dieci anni dopo becco una denuncia“. Pezzo assolutamente brillante, volutamente pieno di luoghi comuni.

La Mia Hit (Feat. Max Pezzali) (3:33). La hit di J-Ax e Max Pezzali presenta un sound estivo molto orecchiabile, ma raggiunge il suo vero apice grazie allo splendido videoclip realizzato da Fabrizio Conte pubblicato lo scorso 15 gennaio. Per quanto riguarda la traccia la ciliegina sulla torta è rappresentata dall’orecchiabilissimo ritornello, costruito ad hoc per arrivare al grande pubblico. Pezzo assolutamente promosso.

Siamesi (Feat. Paola Turci) (3:30). Il rapper torna a trattare il tema del razzismo così attuale nel panorama politico e sociale italiano. J-Ax sfotte i cosiddetti “laureati all’università della strada”, accusandoli di ricordare tempi che in realtà non ci sono mai stati e puntando il dito verso tutti quegli individui che commentano in maniera razzista un atto di violenza da parte di uno straniero, limitandosi però allo stesso tempo a liquidare lo stesso atto da parte di un italiano con il classico “Un po’ se l’è cercata”. Un J-Ax più critico che mai, accompagnato e supportato dalla splendida voce di Paola Turci.

Reale (3:43). Nella titletrack il rapper getta la maschera, mettendo in vista i propri difetti sopra un beat punk rock decisamente nostalgico. In Reale J-Ax punta il dito verso tutti i finti rapper che parlano di “fare brutto” e ostentano la propria ricchezza, etichettandoli come finti. Il tema trattato strappa più di un sorriso, ma il pezzo non decolla mai risultando piuttosto scialbo e ridondante.

Cristoforo Colombo (Feat. Sergio Sylvestre) (3:28). Si torna seri con Cristoforo Colombo, il pezzo con cui l’artista elogia la propria moglie. Come Cristoforo Colombo scoprì l’America, J-Ax scopre la felicità innamorandosi della madre del proprio figlio. Pezzo dolce e delicato, trattato con rispetto dal ritornello di Sergio Sylvestre. Nonostante tutto però la traccia finisce per sembrare a tratti un po’ troppo intima, probabilmente necessaria per il rapper ma forse evitabile in un contesto così commerciale. Finirà indubbiamente per essere una delle meno ascoltate dell’album.

Fiesta! (Feat. Il Cile) (2:58). La coppia che qualche anno fa creò una delle maggiori hit italiane del decennio torna più carica che mai con Fiesta!, un pezzo che suona quasi come una ballata. Traccia breve e diretta che rischia di dare dipendenza, soprattutto per via della brillante metrica utilizzata da J-Ax. Meno funzionante il ritornello de Il Cile, ma traccia che resta comunque promossa.

Cuore a lato (Feat. Enrico Ruggeri) (3:23). Paradossalmente si finisce sempre per iniziare a disprezzare parte della città in cui si è cresciuti, nonostante questa continui sempre a occupare un piccolo spazio nel nostro cuore. Cuore a lato è un inno a Milano, la città di J-Ax ed Enrico Ruggeri, criticata ed elogiata allo stesso tempo. Probabilmente il pezzo più vicino al classico “cantautorato italiano” dell’album, completamente distante dai binari del genere rap.

Per sempre nell’83 (Feat. Il Pagante) (3:17). Si torna nel passato con la traccia numero 12, con un divertente racconto da parte dello zio. Roberta Branchini e Federica Napoli sottolineano, nel ritornello, l’immortalità della ricerca dell’apparenza e della volontà di essere alla moda, da sempre punti saldi nei cervelli dei giovanissimi. Eddy Veerus è come sempre a suo agio nei pezzi più leggeri, e si inserisce molto bene nella traccia regalando una strofa più che passabile. Non convince totalmente il beat.

RedNeck (Feat. Jake La Furia) (3:39). È sempre interessante veder tornare sul ring Jake La Furia, ormai sempre più lanciato verso il genere latino/commerciale. Ax e Jake hanno un’interessante storia di amicizia alle spalle e più di qualche hit nel repertorio comune, non è quindi una sorpresa che siano tornati insieme cercando di sperimentare qualcosa di nuovo. RedNeck suona quasi come un pezzo “country”, molto distante dallo stile classico dei due artisti ma non per questo da ritenersi fallimentare. La traccia funziona solo a tratti, ma resta un gradito cambio di passo.

Il terzo spritz (2:52). J-Ax torna solo in “Il terzo spritz”, una delle tracce peggiori dell’album. L’idea alla base del pezzo è semplice: si può parlare di qualsiasi cosa, ma non si deve rompere le palle dopo il terzo drink. Il racconto può strappare qualche sorriso, ma non risulta mai realmente godibile.

Sarò scemo (2:38). Sù la maschera da Fedez con la traccia numero 15, “Sarò scemo”. Tutte le influenze del giovane rapper con cui lo zio ha lavorato per anni si vedono nel penultimo inedito dell’album, una traccia piena di metafore e intrisa di storytelling. La somiglianza tra Sarò scemo e il repertorio di Fedez è evidentissima già a partire testo, costruito con una notevole mole di paragoni tra stati d’animo e tecnologia: “Con la fantasia 8k e la memoria fuori fuoco, sarò guasto però almeno non da solo“. Pezzo interessante soprattutto perché mostra un nuovo lato di J-Ax.

A me mi (3:26). Il rapper chiude i conti con la traccia numero 16, intitolata con la pleonastica forma grammaticale “A me mi”. J-Ax chiude l’album come si chiude un anno scolastico, paragonando più e più volte le sue scadenze lavorative con i doveri di uno studente medio. Una traccia spensierata e leggera, che tratta però un tema importante. L’appeal resta tristemente quasi nullo verso il pubblico più adulto.

Giudizio Finale: Reale è un album che grida a piena voce: “Non sono ancora finito”; ed in questa affermazione c’è, in effetti, della verità. J-Ax dimostra di essere ancora carico e pieno di talento, nonostante l’età inizi ormai a farsi sentire. Reale è un album che ce la mette tutta pur di non collassare, pieno fino all’orlo di tutte quelle chicche che hanno reso il rapper di Milano la persona che è oggi. Nei testi c’è tanta maturità e poca innovazione, uno scambio più che accettabile per un veterano che vorrebbe solamente rendere felici un’altra (ultima?) volta i suoi fan più accaniti. Album promosso, mai eccezionale ma comunque estremamente solido per chiunque cerchi un’ora di rilassante rap commerciale.

Voto Finale:

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