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American Horror Story – CULT: Recensione – Una serie che ci ha provato

Anche American Horror Story – CULT è giunto al termine. Tiriamo le fila del settimo racconto di paura realizzato da Ryan Murphy.

American Horror Story – CULT è il settimo capitolo della saga ideata da Ryan Murphy. In ogni stagione è stato investigato qualcosa di folle, oscuro, tenebroso. Con il passare degli anni la qualità delle serie è però andata a peggiorare, con trame a volte totalmente prive di sostanza, o con colpi di scena troppo forzati e non ben collocati nella sceneggiatura. La passione e la voglia di continuare a vedere AHS è legata soprattutto all’incredibile coinvolgimento creato dalle prime due stagioni, Murder House e Asylum, che ancora oggi tengono ben saldo al prodotto il suo primo pubblico. La stessa citazione di personaggi delle precedenti stagioni, o il richiamo di ambienti e luoghi, stuzzica lo spettatore “esperto”, che comprende che tali messaggi sono rivolti a lui, e si sente ben coccolato da questo. Un esempio in American Horror Story – CULT è la citazione di Lana Winters, o l’immagine del clown di Freak Show. Possiamo quasi dire che, come esiste l’universo MARVEL, cinematografico o televisivo che sia, esiste un altrettanto intricato universo “American Horror Story” che vede, per il momento, il suo ultimo capitolo in American Horror Story – CULT.

Kai/Evan Peters in American Horror Story – CULT

Trama: di cosa parla American Horror Story – CULT

La serie American Horror Story – CULT si apre con la vittoria di Donald Trump, e la conseguente sconfitta di Hilary Clinton, nelle elezioni del novembre 2016 per la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. Fin da subito vengono presentati in maniera completamente antitetica Ally (Sarah Paulson) e Kai (Evan Peters), protagonisti di questa stagione di American Horror Story – CULT. Se la prima viene rappresentata in un ambiente caldo, familiare, circondata da amici, ma in preda alla disperazione, l’uomo è mostrato solo, in una stanza buia illuminata solo dalla luce televisiva, che gioisce della vittoria del candidato Repubblicano. Il legame tra i due non è chiaro, e probabilmente ancora neanche esiste: in American Horror Story – CULT i protagonisti si fanno semplicemente volto del sentimento di un’intera popolazione. Nel corso delle puntate viene approfondita la conoscenza dei due protagonisti, e scopriamo che Ally è un’imprenditrice, sposata con Ivy, cuoca professionista, e che le due donne hanno un figlio Oz. La donna soffre di numerosissime fobie, come dei fori e dei clown, che sono aumentate esponenzialmente dopo l’elezione di Trump. Durante i primi episodi di American Horror Story – CULT la macchina da presa segue quasi costantemente le vicende di Ally, che sembra iniziare a soffrire di allucinazioni: clown che la perseguitano compiendo atti sessuali davanti ai suoi occhi. Intanto Kai attua un piano per diventare Consigliere cittadino, volendo cambiare la città, cercando di migliorare la sicurezza. Per lui, però, l’unico modo per raggiungere questo obiettivo è la paura, che può manipolare e soggiogare gli individui. Kai si mostra fin da subito razzista, misogino e omofobo, anche se in realtà questa immagine di lui muta durante il corso degli episodi di American Horror Story – CULT.

Ally/Sarah Paulson in American Horror Story- CULT

American Horror Story – CULT: una serie che ci ha provato

E’ questa la prima espressione che mi è venuta in mente, dovendo commentare American Horror Story – CULT. Il desiderio di Murphy di raccontare la realtà americana, e di trasportare in televisione la paura di elementi della propria quotidianità, è interessante e succulenta, in un contesto come quello di AHS. Cosa può provocare sulla psiche di alcuni individui, l’elezione di un Presidente che non ha paura di risultare misogino, razzista e omofobo? Tanto. In positivo, e in negativo. Entrambi i personaggi principali di American Horror Story – CULT, Ally e Kai, compiono un arco di trasformazione con il passare degli episodi. Ally diventa più sicura di sé, abbandona le sue fobie e percepisce di non aver bisogno di nessuno per realizzare la sua felicità passando dall’essere vittima all’essere carnefice. Kai compie un percorso più complicato, ma non per la profondità emotiva della sua trasformazione, quanto più per la non chiarezza di alcune scelte. Se fino a circa metà della stagione, American Horror Story – CULT appariva come la resurrezione della serie di Ryan Murphy, andando avanti nella trama, ancora una volta il prodotto si è bruciato da solo. La stessa identica sensazione che mi aveva arrecato il precedente capitolo, American Horror Story – ROANOKE, con un fantastico colpo di scena di metà stagione, ma che aveva poi continuato con omicidi no sense, e azioni poco spontanee da parte dei personaggi. American Horror Story – CULT sarebbe potuto essere un ottimo prodotto, se si fossero intravisti in maniera più marcata le scelte dei due protagonisti, o di altri personaggi come Winter, che sono invece sempre rimasti sospesi tra più posizioni e comportamenti.

I Culti raccontati in American Horror Story – CULT

Elemento interessante di American Story Horror – CULT è proprio il riferimento al mondo del culto. Durante la trama, Kai e altri personaggi hanno raccontato eventi reali della storia americana, che hanno visto la manipolazione da parte di un presunto Guru, come vera e propria arma di distruzione. Tra quelli raccontati, la storia di Valerie Solanas è certamente il più importante, anche per le conseguenze sulla stessa trama. Il settima episodio di American Horror Story – CULT ha svolto l’azione di spartiacque all’interno della trama, distinguendo nettamente un prima, ancora coinvolgente e ben articolato, e un dopo, dove niente è stato messo a fuoco. La figura di Bebe (Frances Conroy) viene inserita senza alcuna reale logica, e la sua influenza su Kai appare del tutto innaturale. La sua frettolosa uscita di scena conferma l’inserimento di un piano narrativo totalmente inutile, se non per la scena finale di American Horror Story – CULT, che sembra voler sottolineare un’eredità guadagnata e una affermazione ad alti livelli del culto femminista.

La Valerie Solanas di American Horror Story – CULT

American Horror Story – CULT resta comunque una serie piacevole da vedere, sicuramente nella prima metà delle miglior storie raccontate da Murphy in questa saga. L’importanza primaria della serie risiede nella sua tematica, attuale e riguardante chiunque di noi.

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Elisabetta Russo

Toscana trapiantata a Roma, dopo un percorso in organizzazione e comunicazione di eventi culturali, mi sono laureata in Media Studies presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Classe 1993, ho una grande passione verso il mondo dell'entertainment! Da "Kebab for Breakfast" a "Westworld", da "Cloud Atlas" a "Bastardi Senza Gloria", da "Le situazioni di Lui e Lei" a "One Piece", la produzione culturale mi ha accompagnata per tutta la vita, ed ora ho quindi deciso di scriverne e parlarne su Gogo Magazine!

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