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Game of Thrones: ecco perché l’episodio 8×06 è il peggior finale possibile

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Game of Thrones ha raggiunto la sua fine dopo nove lunghi anni di produzione: andiamo ad analizzare il disastroso episodio finale della Serie Tv

Game of Thrones è finito. Dopo nove lunghissimi anni di attesa abbiamo visto il finale della serie tv del decennio, da molti considerata come la migliore trasposizione fantasy mai prodotta su piccolo schermo. Oggi, quasi dieci anni dopo l’episodio pilota, possiamo finalmente rispondere alla domanda che ci siamo posti per anni: il finale sarà all’altezza delle aspettative?

Partiamo dal presupposto che nessuno (eccetto George R.R. Martin) avrebbe potuto scrivere un finale in grado di soddisfare appieno la fanbase. La peculiarità di Game of Thrones infatti sta proprio nei suoi personaggi: una parte del pubblico ha apprezzato Daenerys Targeryen nonostante i suoi difetti, una parte ha sostenuto Cersei Lannister nonostante la sua crudeltà, una parte ha ritenuto che Jon Snow fosse il legittimo erede al trono e un’altra ha sperato che il Re della Notte conquistasse Westeros e mettesse fine alla lotta per il potere.

Erroneamente, i fan che difendono questa ottava stagione, ritengono che il motivo delle lamentele sia proprio questo: nulla avrebbe potuto soddisfare appieno la fanbase e dunque le critiche sono ingiuste perché basate meramente su aspettative personali. Il problema tuttavia non risiede nella soluzione dei conflitti di Westeros, ma nel modo in cui si è arrivati a tali soluzioni. Andiamo ad analizzare i problemi della puntata “The Iron Throne”, attualmente valutata con un punteggio di 4.8/10 dal sito IMDB e ritenuta la peggiore puntata della serie.

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La puntata 8×06 è divisa in due parti: i primi 40 minuti dell’episodio raccontano le conseguenze del massacro di Approdo del Re, mentre gli ultimi si affidano ad un salto temporale per cercare di chiudere tutte le storyline dei personaggi principali.

Iniziamo con i problemi della prima metà: durante le prime battute dell’episodio Tyrion ritrova i corpi di Cersei e Jaime, ancora perfettamente integri, sotto alcune macerie nei sotterranei della Fortezza Rossa. Le segrete della fortezza erano crollate nell’episodio precedente, durante la puntata però sembra che sia caduto solo qualche mattone (Tyrion circola per i corridoi senza problemi), dunque viene spontaneo chiedersi come abbiano fatto i gemelli Lannister a non sopravvivere ad un crollo così superficiale.

Successivamente Daenerys si presenta di fronte al suo esercito, quadruplicatosi per l’occasione, per festeggiare la vittoria e premiare la fedeltà di immacolati e dothraki. Del comportamento di Daenerys e del suo cambio di personalità abbiamo già parlato qui, ma rimane comunque un grosso problema sul fronte numerico, ovvero sul come le armate della giovane Targaryen continuino a crescere senza motivo episodio dopo episodio.

La prima metà della puntata presenta infine altri due problemi: il primo di essi è ritrovabile nella scena in cui Dany approccia il Trono di Spade. Durante la sua visione nella seconda stagione della serie Approdo del Re è distrutta e il trono è coperto di neve, Daenerys inizialmente si prepara a sedersi ma decide infine di abbandonare la sala.

Nell’episodio 8×05 è stato reso chiaro che non si trattava di neve ma di cenere, conseguenza dei corpi bruciati e delle costruzioni distrutte da Drogon. Tuttavia, poco prima che si verifichi la scena della visione, ad Approdo del Re comincia a nevicare. Gendry durante la spedizione oltre la barriera della settima stagione disse di non aver mai visto la neve prima, di conseguenza si può assumere che ad Approdo del Re non abbia nevicato almeno per vent’anni, nemmeno durante i mesi invernali (nei libri effettivamente viene spiegato da Martin come nel sud non nevichi mai). Qual è dunque il senso della neve se la profezia si era già avverata con la cenere? Il voler mischiare le due cose toglie sapore a quello che a conti fatti era stato uno dei pochi colpi di scena interessanti dello scorso episodio, oltre a fungere da controsenso verso la stessa scelta degli autori.

Il secondo problema riguarda la morte di Daenerys per mano di Jon. Questa scena ha un doppio errore di fondo: la decisione di Drogon di non uccidere Snow e la prigionia successiva ai danni del Targaryen. Dopo la morte di Dany non esistono motivi per cui Drogon non attacchi Jon, considerato il fatto che i draghi restano fedeli unicamente al proprio padrone (o alla propria madre in questo caso) e non alla famiglia dei Targaryen in generale (Rhaenyra Targaryen in passato venne uccisa proprio da un drago appartenuto ad Aegon II). Per quanto riguarda la prigionia di Jon questa si basa su due presupposti totalmente irrealistici: l’esercito degli immacolati avrebbe dovuto sapere di chi fosse la colpa dell’omicidio (il corpo di Daenerys è semplicemente scomparso ai loro occhi) e i dothraki avrebbero dovuto prendere ordini da Verme Grigio per accettare di non uccidere l’omicida della loro Khaleesi.

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La seconda parte dell’episodio fa sembrare i primi quaranta minuti ottimi in paragone. Senza nessun tipo di sottotitolo che faccia capire quanto tempo sia passato, la seconda parte dell’episodio ci porta a Fossa del Drago dove i Re dei Sette Regni stanno discutendo riguardo il tradimento di Tyrion Lannister e il rilascio di Jon Snow.

Tyrion, da prigioniero senza diritti e probabile condannato a morte, elegge in maniera autonoma Bran Stark come Re dei Sette Regni e addirittura vota per lui: di conseguenza tutti gli altri regnanti accettano, compresi Davos e Brienne, adibiti al voto per motivi non chiari.

Successivamente Tyrion viene rilasciato e Jon Snow viene esiliato dai Guardiani della Notte per formare una tregua con Verme Grigio, a cui Ser Davos propone di colonizzare delle terre nell’Altopiano e formare una propria Casata, nonostante sia impossibile per gli immacolati avere eredi.

A questo punto la trama soffre di enormi problemi di pacing, visto che il tempo sembra muoversi in maniera completamente relativa. Dalla morte di Daenerys sembra essere passato abbastanza tempo da far crescere considerevolmente la barba a Tyrion e far ricostruire e ripopolare Approdo del Re, quindi verosimilmente almeno sei mesi/un anno. Sansa Stark però durante l’incontro sostiene di aver radunato l’esercito (che oltretutto si trovava già a sud) e di aver marciato per riavere sano e salvo Jon, ipotizzando di conseguenza che il periodo trascorso sia di qualche giorno/settimana al massimo.

Il finale agrodolce comunque è decisamente più dolce che amaro: a tutti i personaggi viene concesso un lieto fine eccetto che a Verme Grigio, che dopo aver fermamente richiesto l’esilio per l’omicida della sua regina salpa per Essos. Anche in questo caso nulla vieterebbe a Jon di tornare indietro e vivere al Nord, reso indipendente da Sansa che da Regina potrebbe esercitare la grazia sul fratellastro e perdonarlo, visto anche che tutte le persone che lo volevano morto sono partite per Naath (ad eccezione dei dothraki, completamente scomparsi).

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Il Trono di Spade finisce così, un po come una sit-com e un po come il classico blockbuster hollywoodiano, cercando di far felice tutti e finendo per non fare contento nessuno. La puntata è disastrosa, piena di buchi narrativi, scritta di fretta e conclusa alla meglio possibile.

Dalla prima alla seconda metà dell’episodio mancano almeno due episodi di intermezzo, ed è facile pensare che se Benioff & Weiss si fossero presi il tempo per fare le cose per bene forse avremmo avuto 9/10 stagioni complete e un finale all’altezza.

La scelta di Bran Stark come Re eletto non è terribile, ma si poggia su un fondamento che lo rende di fatto il più grande villain della serie: alla richiesta di Tyrion di governare i Sette Regni (pardon, sei) Bran risponde “Perché credi che sia venuto fin qui?” ammettendo di fatto di aver già visto questo futuro tempo prima. A questo punto Bran avrebbe passivamente accettato la distruzione di Approdo del Re e la morte di quasi un milione di innocenti pur di governare, visto che avrebbe potuto raccontare tutto alla sua famiglia e fermare la tragedia prima che Daenerys radesse al suolo la capitale.

Game of Thrones è stata per quattro stagioni perfetta e per le due successive ottima, ma la fretta ha finito per rovinare tutto quello che di buono era stato costruito pur di raggiungere una conclusione. Lasciare liberi Benioff & Weiss e assumere altri sceneggiatori sarebbe stato un colpo vincente per HBO, che ha invece accettato passivamente l’assurda proposta di concludere almeno 12 storyline principali in 13 puntate.

Addio a Game of Thrones dunque, serie che ci ha accompagnato per quasi un decennio capace di regalarci emozioni di tutti i tipi durante i suoi 73 episodi totali. HBO dovrà fare i conti con la rabbia di una parte dei fan, visto anche che la petizione per il Remake dell’ottava stagione ha quasi raggiunto il milione e mezzo di firme, ma nel bene e nel male il veder concludere una serie che ci ha accompagnato per tutti questi anni ci rende leggermente più tristi.

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