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Il processo ai Chicago 7 - Novità Netflix Il processo ai Chicago 7 - Novità Netflix

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Novità Netflix – Il processo ai Chicago 7: parla il vero promotore della protesta

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La novità Netflix dal titolo Il processo ai Chicago 7, uscita ieri, si ispira a una storia reale. Un fatto realmente accaduto e raccontato, per l’occasione, da uno dei reali protagonisti della protesta degli anni ’60. Ecco il racconto.

Anche la giornata di ieri ha regalato al pubblico della piattaforma tante produzioni originali e piene di emozioni. Una fra tutte è il film dal titolo Il processo ai Chicago 7. Questa pellicola è una creazione di Aaron Sorkin, che ha scritto e diretto quest’opera, basandosi su fatti storici. Un processo realmente accaduto e che ha acquisito notorietà mondiale. Una novità Netflix ispirata ai Chicago Seven e con Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt e Michael Keaton.

L’intera trama di questa novità Netflix ruota intorno al processo fatto contro i cosiddetti Chicago Seven. Essi sono stati un gruppo di attivisti, che hanno partecipato a una pacifica protesta contro la guerra del Vietnam. Purtroppo, l’evento si è trasformato in un violento scontro con la polizia. Successivamente, i sette protagonisti sono stati processati per cospirazione, incitamento alla sommossa.

Il processo ai Chicago 7: il parere del reale protagonista sul film

In occasione del debutto di questa novità Netflix, uno dei reali protagonisti della protesta degli anni ’60 ha rilasciato alcune dichiarazioni. Il protagonista in questione è Rennie Davis, uno degli attivisti che ha preso parte a quegli eventi. Nel film il suo interprete è Alex Sharp.

Un anno di disordini civili cominciati con intenzioni pacifiche, da parte dei protestanti. Dei momenti comunitari che hanno assunto sfumature drammatiche dopo l’intervento delle forze dell’ordine e il loro abuso nell’uso dei manganelli.

Uno scenario totalmente diverso, di cui il protagonista ricorda poco. Dolore e violenza, in un insieme di forti rumori in cui echeggiava sovrano l’urlo “Kill Davis”. Ad oggi, Rennie Davis ha 80 anni e ricorda quei momenti ormai lontani. In un’intervista per il Guardian, l’ex attivista ha espresso il proprio parere sul film Il processo ai Chicago 7. L’uomo ha affermato:

“Ci sono cose che non condivido nel modo in cui Aaron Sorkin ha costruito alcune figure nel processo, me compreso. Ma l’impatto del film è evidente e, certamente, appoggio e sostengo il regista”.

Il processo ai Chicago 7 - Novità Netflix

La vera storia di questo protagonista

Le origini di Rennie Davis, a cui è ispirata la novità Netflix Il processo ai Chicago 7, sono da collocarsi nel Michigan. Il primo sentore di attivismo politico, in lui, crebbe all’inizio degli anni ’60. Il suo primo passo è stato realizzare l’organizzazione Studenti per una società democratica, per dare voce agli studenti del nord. Nel 1965, poi, il protagonista si è unito al movimento contro la guerra del Vietnam.

Di quegli anni, ricorda che gli americani morivano a un ritmo di oltre 1.000 uomini al mese. Così, divenne coordinatore nazionale di una coalizione di 150 organizzazioni, dedicate alla non-violenza. Il primo grande passo era la protesta alla quale è ispirata la pellicola Il processo ai Chicago 7. Davis ha raccontato:

“Il nostro piano iniziale era di portare 500.000 persone a Chicago. Il motivo era che il sindaco si rifiutò di concedere i permessi e il numero si ridusse. Tuttavia, il risultato è stato ricevere una rivolta da parte della polizia. In questo modo, una commissione presidenziale ha definito l’andamento dei fatti. L’accaduto è stato guardato in televisione da molte più persone rispetto a quelle che lo hanno visto dal vivo, come quando il primo uomo è atterrato sulla luna. È stato incredibile”.

Successivamente, uno dei protestanti – ha spiegato Davis nell’intervista – ha fatto cadere la bandiera, come simbolo di un disagio internazionale.

“La polizia ha visto cadere la bandiera ed è entrata e ha picchiato le persone, mentre arrestavano questo ragazzo. Avevamo una squadra molto organizzata, di quasi 4.000 marescialli, quindi sono stato in grado di montare una catena umana, in cui le braccia ci univano.

Questo fece esplodere la polizia, che cominciò a scagliarsi in avanti. Quando si sono avvicinati a me, ho letteralmente sentito la polizia urlare ‘Kill Davis!’. Sono stato colpito alla testa e sbattuto a terra. Ho strisciato con le braccia, cercando di scappare. Venivo bastonato e ancora bastonato. Penso che quello che mi ha salvato quel giorno sia stato un recinto di catene nel parco. Sono riuscito a passare sotto la recinzione della catena e ho avuto tre secondi per allontanarmi, alzarmi e andare dall’altra parte. Poi, sono svenuto”.

Il processo ai Chicago 7 - Novità Netflix

Il processo ai Chicago 7: come si è arrivati in tribunale

Il reale protagonista del film Il processo ai Chicago 7, Rennie Davis, è riuscito ad arrivare in ospedale. Qui, per poco tempo, ha evitato l’arresto. A questo punto, racconta:

“La polizia si è resa conto che ero l’organizzatore di questo evento ed è entrata in ospedale. Mi cercavano per arrestarmi. Una delle cose più sorprendenti dell’evento era l’impatto che stava avendo sull’intera città. Addirittura, c’erano infermiere che hanno letteralmente rischiato tutta la loro carriera per nascondermi.

Era un ospedale della contea. Mi hanno messo su un carrello e mi hanno coperto con un lenzuolo. Poi, mi hanno letteralmente spostato di stanza in stanza per eludere le perquisizioni della polizia. Fino a quando sono riuscito a raggiungere un’uscita”.

Rennie Davis ha, poi spiegato che l’imminente amministrazione di Richard Nixon ha indotto a trovare gli organizzatori della protesta. Oltre lui, vi erano Abbie Hoffman, Jerry Rubin e Tom Hayden. Vennero arrestati e accusati di cospirazione per incitamento alla rivolta.

Un processo cominciato nel ’69 e durato più di cinque mesi. Il tutto ha avuto risonanza mediatica, in tutto il mondo. La stampa, la radio, ovunque si parlava de Il processo ai Chicago 7. Persino John Lennon ha concesso a Rennie Davis di fare un discorso pubblico, per sostenere la loro innocenza. Alla fine, le condanne sono state revocate in appello. Un modo per rendere giustizia anche a tutte le vittime della guerra.

 

Foto: IMDb

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