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The Handmaid’s Tale 3×03: Il sistema | RECENSIONE

Nell’ultimo episodio, The Handmaid’s Tale gioca con ruoli e personaggi in un sistema complesso, governato da regole difficili da infrangere.

La terza stagione di The Handmaid’s Tale si prende liberamente i giusti tempi e spazi. Dopo aver mostrato le dinamiche a casa Waterford nella prima puntata e la situazione agli estremi di Gilead nella seconda, lo show si concentra sul sistema stesso. Comandanti, Marthe, ancelle: non si tratta di semplici divisioni. Nel tempo si sono consolidati riti e usanze, codici imprescindibili per la salute di Gilead. The Handmaid’s Tale nel terzo episodio si focalizza proprio su questi dettagli all’apparenza meno accattivanti. E’ da questi piccoli aspetti che avrà inizio qualcosa di decisamente scoppiettante…

Dopo aver messo alla prova l’ambigua alleanza con il comandante Lawrence, June (Elizabeth Moss) osserva con attenzione le dinamiche che regolano l’ultima riunione tra i vertici di Gilead. Tutti i maggiori rappresentati si riuniscono a casa di Lawrence. Grazie alle loro reazioni, ai loro piccoli commenti sarà possibile comprendere qualche dettaglio in più dell’austero Lawrence. Tra gli ideatori del sistema di Gilead, l’uomo ha sempre agito su un sottile confine segnato da grande ambiguità. Spetta a June comprendere fino a dove può spingersi con le sue richieste.

I Waterford, finalmente, ritornano in scena. Il loro rapporto di coppia è in estrema crisi ma, mentre Fred si consola con appuntamenti extra-coniugali, Serena soffre in silenzio al fianco della madre. Nemmeno i familiari più stretti, tuttavia, sembrano comprendere che il dolore della signora Waterford va ben più a fondo della superficie…

Le dinamiche dell’odio

Gilead si è da sempre nutrita dell’odio tra classi sociali. La rivalità e l’insofferenza sono sempre state regole non scritte ma sempre rispettate. Tutto questo sta iniziando, tuttavia, ad infrangersi. E’ affascinante osservare gli scambi di battute rituali tra June e Fred e non solo in cui riti consolidati iniziano ad essere modificati. La camera, con la solita sofisticatezza di fotografia e montaggio, si sofferma sui dettagli e i piccoli movimenti che sottolineano questi cambiamenti. The Handmaid’s Tale, tuttavia, ricorda che non bastano piccole rotture per sgretolare un intero sistema. La figura di Lawrence dimostra allora tutta la sua importanza: l’uomo ricorda ancora che il potere è nelle sue mani, che alcuni meccanismi sono ancora difficili da superare. Tutte le squisite contraddizioni di questo personaggio, nemico eppure segreto alleato, emergono nei continui e tesissimi confronti con June. Chi può definire la moralità, chi può esserne paladino?

(Photo by: Elly Dassas/Hulu)

Il ritorno in scena di Serena Joy non passa inosservato. Yvonne Strahovski è splendida nel mostrare tutte le fragilità di una donna alle prese con un difficile percorso. Questo personaggio sa come dividere il pubblico tra fascino e ostilità. Difficile provare pietà per una donna che ha contribuito a creare Gilead ma impossibile non osservarne le sofferenze e le inquietudini sempre più profonde. L’idea che sarà lei la vera arma per distruggere il regime è sempre più solida. The Handmaid’s Tale, inoltre, delizia gli spettatori con il confronto tra Serena e June, un’epifania che mostrerà alle donne che solo sfruttando le regole di Gilead sarà possibile vincere.

Il percorso di Emily in Canada continua non senza difficoltà. Il legame con il personaggio interpretato brillantemente da Alexis Bledel si rafforza. Si vivono le sue sofferenze, si gioisce per i suoi piccoli passi verso un’agognata normalità. Peccato che gli sceneggiatori abbiano deciso di non mostrare in questo episodio l’incontro con la moglie Sylvia…

Cosa sta preparando The Handmaid’s Tale?

I primi tre episodi hanno presentato ogni aspetto della situazione attuale a Gilead. Personaggi, dinamiche, scenari: tutto si trova al punto giusto. Dalla prossima settimana, con il rilascio di un singolo episodio alla volta, i tempi e i ritmi dovranno cambiare per portare il pubblico verso l’attesa rivoluzione. Andrà davvero così?

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Federica Gaspari

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