The Handmaid’s Tale avvia la seconda parte della sua terza stagione con un episodio poco convincente che pone domande sul futuro.
Ogni grande show ad un certo punto deve affrontare le sue debolezze e superarle. Se questi punti deboli, tuttavia, vengono considerati quasi come un vanto per alcune serie più testarde. E’ quello che sembra accadere a questa terza stagione di The Handmaid’s Tale. L’ultimo episodio Under His Eyes è il violento arresto che nessuno desiderava dopo una buona prima parte. Il sesto episodio non aveva completamente convinto ma era riuscito a lasciare il segno con scelte efficaci di location ed aspetti tecnici. Dopo i primi dubbi, però, servivano non solo conferme di grande qualità ma intuizioni narrative che sapessero dare slancio alla storia. Questo sfortunatamente non è accaduto.
Si può riflettere ben poco sulla trama di questo settimo episodio. The Handmaid’s Tale continua a concentrarsi sugli eventi di Washington D.C. ma non sembra avere intenzione di procedere nella narrazione. Accade, infatti, pochissimo in un episodio che si focalizza sulla più nuda crudeltà del regime di Gilead. Impiccagioni e condanne esemplari, pur essendo all’ordine del giorno, non sembrano comunque sfiorare minimamente June (Elisabeth Moss) che rappresenta però il nemico numero uno. Non si può più fare finta di non riconoscere questa forte incongruenza. Iniziano a sorgere dubbi anche in riguardo alla storyline in Canada, prima descritto come unica salvezza e ora giocatore politico ambiguo.
Splendida fotografia, attori di primo livello e aspetti tecnici di grandissima qualità: The Handmaid’s Tale mantiene i suoi altissimi standard di qualità. Qualcosa, però, sembra cambiare. In questo episodio sembra di non assistere a niente di importante nonostante quanto mostrato sia di grande impatto. La verità è che probabilmente lo show si sta fin troppo accartocciando su se stesso con presunzione e superbia. L’ultima puntata non aggiunge nulla di nuovo alle riflessioni ma soprattutto n0n porta ad un nuovo livello la storia, sempre più a rischio stagnazione.
Rimane quindi davvero poco da commentare in questo episodio in cui la combattiva protagonista inizia a farsi odiare per il suo egoismo tanto quanto l’indecifrabile Serena Joy di Yvonne Strahovski. Rimangono allora impressi sguardi fissi nella telecamera che iniziano ad essere ripetitivi e a tratti irritanti. L’unica speranza è un grande evento che riesca a dare una scossa ad una serie che, dopo questo deludentissimo episodio, francamente merita molto di più.
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