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Recensione

X-Files 11×07: RECENSIONE – Rm9sbG93ZXJz

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X-Files 11×07. E niente né mostro della settimana né complotti governativi. Tra l’ironia e la surrealtà, Mulder e Scully lottano contro un’intelligenza artificiale che voleva solo la mancia.

Se gli altri episodi erano scollegati tra loro, questo lo è ancor di più. Prendiamolo come esercizio di stile di Chris Carter. Dialoghi ridotti al minimo, possiamo dire inesistenti. Predominano, invece, i suoni dei più svariati apparecchi tecnologici, veri assoluti protagonisti di questa a dir poco bizzarra e audace puntata di X-Files.

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In questa recensione propongo due possibili chiavi di lettura: una più allegorica che riguarda esclusivamente Mulder e Scully; l’altra più evidentemente letterale che salta maggiormente agli occhi dello spettatore cioè il ruolo invadente della tecnologia nella società odierna. È chiaro che i due piani si toccano, s’intersecano e perciò le due letture sono a volte sovrapponibili.

X-Files 11×07: Nel buio c’è spazio solo per il silenzio

Chris Carter ci ha calcato la mano fin dall’inizio. Ha sottolineato parecchio l’aspetto nostalgico e sentimentale della serie attraverso il rapporto tra Mulder e Scully, che è apparso ironico e complice sì, ma anche logoro. E alla luce di X-Files 11×07 io aggiungerei incompreso (nonostante il finale “a lieto fine”, un po’ banale dove i due si danno la mano).

Perché incompreso? L’invadente tecnologia, che assume qui aspetti umani, è solo un pretesto. Mulder e Scully, al di fuori del contesto investigativo (caso da risolvere), non hanno nulla da dirsi. E se fino alla puntata precedente questo veniva percepito come l’apice del loro rapporto, così uniti che le parole non servivano, in X-Files 11×07 quest’ipotesi crolla. Crolla sotto i colpi di un evidente disagio alla comunicazione, sublimata dall’uso spropositato del cellulare.

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Mulder e Scully, catatonici, avulsi… soli

La scena finale, appunto. Mulder e Scully è vero che mettono via i loro cellulari, è vero che si prendono per mano, ma ognuno di loro guarda dall’altra parte e il silenzio pervade la scena, interrotto soltanto dai rumori del locale. Perché anche la loro vita sentimentale, la loro vita di coppia fa parte di un caso. È nata all’interno del contesto lavorativo ed entrambi non sono mai stati capaci di trasferire la loro complicità al di fuori di esso.

Il lavoro ha succhiato le loro esistenze, all’esterno il buio. Un buio che spaventa, che non riescono ad affrontare se non con un tacito soffocante silenzio reciproco.

X-Files 11×07: Dobbiamo essere degli insegnanti migliori

Di estrema attualità, forse fin troppa. Il cosiddetto ruolo invadente della tecnologia nella società odierna, in X-Files 11×07, assume proporzioni gigantesche, tanto da far sorridere, qua e là, ogni tanto.

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Dalle banalità e dalle ovvietà dell’uso improprio della tecnologia, però, in qualche modo Chris Carter svia, affrontando il tema in modo ironicamente surreale. La trovata geniale è il motivo della minaccia tecnologica: la testardaggine di Mulder a non voler lasciare la mancia ai robot chef di un’improbabile asettico, disumano ristorante giapponese.

Non credo ci sia molto da aggiungere alla chiave letterale di questa puntata. Vengono da sé gli insegnamenti moraleggianti e i moniti etici sulla questione. L’unica cosa che mi preme di sottolineare è la battuta icastica di Mulder “Dobbiamo essere degli insegnanti migliori”… che non credo voglia riferirsi soltanto ai robot minacciosi della settima puntata.

X-Files 11×07: Curiosità

Due cose. Il titolo e la scritta che appare alla fine della sigla che sostituisce il classico “The Truth Is Out There” naturalmente hanno un significato ben preciso. Sono entrambi espressioni in codice base64 (linguaggio informatico) che possono essere convertiti e perciò tradotti. Il titolo Rm9sbG93ZXJz significa “Followers”, mentre la scritta “VGhlIFRydXRoIGlzIE91dCBUaGVyZQ=” sta proprio per “The Truth is Out There”.

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