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Qualcomm, dura stangata dall’UE: multa da 997 milioni

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L’accusa è grave, la punizione pesante. “Qualcomm pagò Apple per fermare i concorrenti”. Questa mattina l’annuncio, multa da 997 milioni di euro per “abuso di posizione dominante

Non è sicuro il momento più favorevole per Apple e da stamattina il nome del colosso della Silicon Valley compare in un altro scandalo legato però alla Qualcomm, azienda produttrice di semiconduttori e chip. L’annuncio è arrivato direttamente da una conferenza stampa tenutasi questa mattina a Bruxelles. Il commissario per la concorrenza Magrethe Vestager ha annunciato la decisione della Commissione Europea affermando come “Qualcomm ha illegalmente tenuto fuori i suoi rivali dal mercato per oltre cinque anni” aggiungendo poi come “tale comportamento abbia negato ai consumatori e ad altre società scelta e innovazione”.

Ma che tipo d’azienda è Qualcomm? E perché Apple si trova di nuovo in mezzo al ciclone?

La Qualcomm è un’azienda produttrice di semiconduttori e chip e uno dei suoi clienti più prestigiosi è proprio la Apple. L’accusa della Commissione Europea è grave e secondo quanto ricostruito il colosso dei chip avrebbe versato significative somme di denaro ad Apple affinché l’azienda della mela acquistasse dalla sola Qualcomm i chip necessari per la produzione di iPad e iPhone. L’accordo sarebbe stato siglato nel 2011 per poi essere rinnovato nel 2013 e a quanto sembra Qualcomm per prima aveva imposto rigide clausole tra cui l’obbligo, nei confronti di Apple, di restituire le somme ricevute, se questa avesse utilizzato chip di un concorrente della Qualcomm.

“Questo significa che ai rivali di Qualcomm veniva negata la possibilità di competere per il business significativo di Apple, indipendentemente da quanto il loro prodotto fosse buono”  ha tuonato la Commissione Europea che negli accordi siglati tra le due aziende ha riscontrato “l’abuso di posizione dominante” da parte dell’azienda produttrice di chip. La replica non si è fatta attendere e Qualcomm ha dichiarato, tramite Dan Rosenberg, vice presidente esecutivo dell’azienda, che farà immediatamente ricorso al Tribunale dell’Unione europea: “Siamo certi che l’accordo non violasse le norme antitrust dell’Unione Europea né pregiudicasse il mercato né danneggiasse i consumatori europei. Crediamo che ci siano gli estremi per un riesame del caso e inizieremo subito l’iter dell’appello“.

 

 

 

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