Cinema

Gun City: Recensione del nuovo film-istantanea Netflix

Gli eventi di Gun City si aprono nel 1921, in una Barcellona quanto mai lontana da quella che conosciamo al giorno d’oggi, eppure curiosamente vicina per quanto concerne la rappresentazione dei suoi protagonisti, dei volti e delle maschere sociali. La città spagnola viene scossa da un importante e sanguinoso furto d’armi e tutti puntano il dito contro tutti.

Il protagonista di Gun City: Anibal Uriarte, uomo silenzioso e dal passato difficile, guerriero in terra straniera e essere umano rotto, intraprende una strada oscura, inviato ad interpretare il ruolo del poliziotto nello sporco di una città che nasconde e ruba. L’indagine a smuovere la narrazione principale di Gun City, la ricerca di un fantomatico colpevole per quel colpo avvenuto senza un apparente significato, sposta la telecamera sui volti, sulle maschere serpeggianti dei potenti, di coloro che detengono il potere, ricavandone una costruzione credibile ed una critica sinceramente attuale. Non soltanto, Gun City trasporta lo spettatore verso quell’opulenza libertina e sbarazzina che come un velo soave e leggiadro ricopriva loschi e sanguinari traffici e affari.

Mentre le attenzioni di tutti sono impegnate, la sceneggiatura Gun City esplora anche altre strade, attingendo ai fatti storici che hanno infiammato Barcellona in un’epoca storica molto complessa. I rivoluzionari sono il capro espiatorio del colpo, nonché il pressante combustibile della paura generale. E’ qui che il regista di Gun City, Dani De La Torre, introduce nuovi personaggi, in un intreccio che vuole parlare e che riesce a trasportare alla perfezione nell’impietosa rabbia della storia.

-Gun City, un’istantanea realistica:

Degno di nota, in Gun City, è l’impegno dietro la ricostruzione storica sia dell’ambientazione che dei costumi di scena. Tutti i dettagli disegnare i vestiti, i gioielli, il trucco delle donne, fusi ad un alone di fumo perenne proveniente dalle sigarette sempre accese, allo smog e ad uno stile di vita che sembra ormai lontano anni luce, contribuiscono a donare credibilità e realismo al contesto diligentemente rappresentato. Ad impreziosire ulteriormente Gun City sono i movimenti di camera, sempre relativamente ricercati e frenetici nei momenti clou, insieme una fotografia coerente e raffinata. La ricercatezza estetica del film richiama ed omaggia lo stile dei vecchi film gangster, riportandone in auge la classicità in tempi moderni.

-La violenza della storia:

Gun City non è soltanto ricostruzione storica ma anche e soprattutto Critica Umana. La violenza con cui vengono riportati determinati atteggiamenti ormai dimenticati, i pestaggi durante le rivoluzioni per i diritti degli operai, la corruzione della polizia, l’omicidio come fine per un ideale più alto, contribuiscono a generare quell’amarezza di fondo a dipingere l’intera opera. Gun City getta uno sguardo impietoso su quella che è l’avidità umana, segnando non soltanto lo sguardo cinico di Anibal, ma anche il nostro come testimoni di una realtà che è stata la nostra.
La narrazione riesce a tenere botta fino alla fine con una climax interessante ed intrecciante, seppur, in determinati frangenti, non troppo coerente. In ogni caso le interpretazioni generali degli attori (Luis Tosar, Anibal, per dirne uno) di Gun City riescono a rapire e trasportare lungo i meandri di un film irto di sorprese e colpi di scena, con un fondo di verità che scuote nel profondo.

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Nicholas Massa

Ho sempre trovato nella scrittura un qualcosa di mio: il poter esprimere quanto ho dentro, parlando di argomentazioni che amo, penso sia un'obiettivo di vita importantissimo. Studente in Lingue, culture, letterature e traduzione, dopo la pubblicazione di due romanzi ho intrapreso la strada del giornalismo senza guardarmi dietro.

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