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L’uomo che uccise Don Chisciotte: il film maledetto di Terry Gilliam | RECENSIONE

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L’attesissimo “L’uomo che uccise Don Chisciotte” di Terry Gilliam Con Jonathan Pryce, Adam Driver e Olga Kurylenko è finalmente in sala.

Visionario, onirico, barocco. Dopo vent’anni di traversie e otto rimaneggiamenti (il tutto raccontato nel doc “Lost in La Mancha“) il Don Chisciotte di Terry Gilliam è arrivato galoppando sul suo ronzino e accompagnato dal fedele Sancho Panza. Però il segreto per apprezzare “L’uomo che uccise Don Chisciotte” è dimenticare le attese e godersi un film più normale di quanto ci si potrebbe aspettare, emozionante ed emozionale. Grazie a un cast ben assortito e una fotografia ammaliante, il film ci trasporta in un mondo sospeso tra presente e ricordi, immaginazione e vita.

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Adam Driver e Jonathan Pryce ne "L'uomo che uccise Don Chisciotte"

Adam Driver e Jonathan Pryce ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte”

LA FINZIONE CI SALVERA’

Ogni snodo della vicenda ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte” è l’occasione per un nuovo pretesto a rendere credibile (o quasi) l’irruzione dell’irreale e dell’improbabile nella realtà. Sul finale si scopre che l’unico piano esistenziale ‘pulito’ che vale la pena di vivere è il rifugiarsi nella pazzia. Il gioco letterario, il testardo convincimento che la finzione sia realtà sono l’unico salvagente nelle tempeste quotidiane. Perché i mostri che dobbiamo affrontare tutti i giorni – ci suggerisce “L’uomo che uccise Don Chisciotte” sono molto più paurosi di quelli immaginari con pale di mulino a vento al posto delle braccia.

LA TRAMA DE “L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE”

UN EROICO CALZOLAIO

Il protagonista del romanzo di Cervantes era un nobile che si immedesimava nei romanzi cavallereschi. Ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte”  è un povero calzolaio (Jonathan Pryce), scoperto dal giovane regista Toby (Adam Driver) nel suo film di esordio, intitolato anch’esso “L’uomo che uccise Don Chisciotte”. Entrerà talmente nel personaggio da rimanerne fatalmente invischiato.

RITORNO AL PASSATO

Passa del tempo, e il regista ha ormai raggiunto il successo ed è alle prese con un’altra, travagliata, edizione cinematografica del romanzo (evidente riferimento auto-biografico). Viene ricatapultato nel piccolo villaggio in cui aveva girato il film, e ne ritrova tutti i protagonisti. Il calzolaio, ancora coi costumi del vecchio “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, è ormai convinto di essere il vero Chisciotte. E la ragazza con cui aveva vissuto una storia d’amore prospettandole un futuro da star del cinema? Si è accontentata di diventare la donna di un sadico e ricchissimo imprenditore della vodka. Coinvolto in una serie di avventure al limite del grottesco, il regista sarà costretto a seguire l’anziano invasato, che lo ha scambiato per il suo scudiero (o meglio ‘sparviero’) Sancho.

I PUNTI DI FORZA

I momenti più divertenti del film sono proprio offerti dai deliri del calzolaio-eroe. Leggendo continui rimandi al romanzo di Cervantes nella realtà cruda e degradata della provincia spagnola contemporanea, finirà per contagiare lo stesso Toby. Tra inseguimenti e smarrimenti, colpi di scena e scarti onirici, cadenze di inganno (il finale sembra giungere già a metà de “L’uomo che uccise Don Chisciotte”) e la venatura di giallo presente nel titolo si arriverà al classico finale circolare con cambio di interpreti.

IL CAST

IL PROTAGONISTA

Protagonista indiscusso de“L’uomo che uccise Don Chisciotte” è un favoloso Jonathan Pryce. E’ noto per il suo ruolo di Peron accanto a Madonna nel musical Evita, e per quello del Governatore Swann nella saga dei Pirati dei Caraibi. E’ una vecchia conoscenza di Gilliam (Brazil accanto a Robert De Niro e Le avventure del barone di Münchausen), nonché attore teatrale nella prosa e nel musical. Come prossima fatica si appresta a interpretare Papa Francesco (grazie anche all’impressionante somiglianza) in “The Pope” per Netflix.

Ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte” è molto credibile, sia come umile calzolaio che come visionaria figura di leggenda e allegoria. Incarna a meraviglia l’uomo che si rifugia (consapevolmente?) nella finzione per sfuggire lo squallore dell’esistenza. La sua eleganza, il suo mestiere di attore senza manierismi e la sua umanità escono da ogni fotogramma. Ci regala un’interpretazione di una profondità tale da sminuire le sequenze in cui non è presente.

Adam Driver e Jonathan Pryce ne "L'uomo che uccise Don Chisciotte"

Adam Driver e Jonathan Pryce ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte”

IL REGISTA VIZIATO

Noto per aver interpretato Kylo Ren in “Star Wars: Il risveglio della Forza” e uno degli attori di punta della sua generazione, ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte” Adam Driver interpreta col giusto spaesamento il viziato regista prodigio in crisi di ispirazione. Ruolo quasi abusato, da Fellini in giù, era facile farne una macchietta. Adam ha dosato le sue qualità di caratterista senza perdere di credibilità e ha creato un personaggio in cui è facile entrare in empatia. Ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte” vive una buona crescita dall’annoiato ‘fighetto’ iniziale al finale di ritrovata consapevolezza.

Adam Driver e Olga Kurylenko ne "L'uomo che uccise Don Chisciotte"

Adam Driver e Olga Kurylenko ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte”

OLGA E JOANA

Sul versante femminile, a parte la bellissima mangiatrice di uomini della ex-modella e bond-girl Olga Kurylenko, fidanzata del produttore (che non mancherà di cornificare col regista), in“L’uomo che uccise Don Chisciotte” c’è da notare la presenza della portoghese Joana Ribeiro. E’ Angelica, una sorta di Dulcinea incarnazione del sogno che svanisce, la principessa da salvare, ideale di bellezza e di femminilità violata. Il personaggio in “L’uomo che uccise Don Chisciotte” ha una bella evoluzione dalla ragazzina sognante alla donna disincantata, rivelando un buon talento da attrice, da tenere d’occhio.

Joana Ribeiro ne "L'uomo che uccise Don Chisciotte"

Joana Ribeiro ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte”

Lo svedese Stellan Skarsgård (nelle sale anche con Mamma Mia ci risiamo, in cui ritrova i panni di Bill Anderson) ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte è il produttore”, esigente e un po’ fesso, mentre il villain Alexei Miiskin è un convincente Jordi Mollà.

LA SCENA CLOU DE “L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE”

Sulla scia dei ricordi, Toby va alla ricerca del ‘suo’ Chisciotte e lo ritrova dietro un lenzuolo che funge da schermo cinematografico di fortuna. Declama le battute della vecchia sceneggiatura de “L’uomo che uccise Don Chisciotte” ed è finalmente felice, realizzato, vero. Il bianconero della proiezione lascia spazio al colore della raffazzonata armatura di Chisciotte, ormai completamente immerso nella realtà parallela del cinema. Una scena sorprendente per fascinazione, simbolismo e capacità di catturare l’impalpabile, come ogni cineasta visionario sa fare. E’ lo snodo principale de “L’uomo che uccise Don Chisciotte”.

ANDATE A VEDERLO SE…

Se credete che il cinema sia evasione, viaggio nell’immaginario, poesia pura e avventura infantile, correte a vedere “L’uomo che uccise Don Chisciotte”.

NON ANDATECI SE…

Se odiate tutte le volte che “si scopre che era solo un sogno”, se preferite i montaggi frenetici, le colonne sonore chiassose e le sceneggiature urlate, se non riuscite a seguire un viaggio lungo e spesso inconcludente, “L’uomo che uccise Don Chisciotte” non è il film che fa per voi.

LA CHICCA DE “L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE”

La colonna sonora: Roque Baños ha confezionato uno spartito suadente e perfetto per trame e personaggi, con temi melodici pronti a rapirti. Dopo la visione de “L’uomo che uccise Don Chisciotte” si esce dalla sala con la voglia di sentire le musiche anche fuori dal contesto filmico, cosa che capita sempre più di rado con i soundtrack di oggi.

L'uomo che uccise Don Chisciotte
8 Reviewer
0 Users (0 voti)
Pro
Un altissimo livello qualitativo di fotografia
interpretazioni
regia
colonna sonora.
Contro
Certi snodi un po' prevedibili della sceneggiatura.
Conclusioni
Un film da vedere, non fosse altro per i decenni di lavoro e rimaneggiamenti che ci sono dietro, e per la forza immortale di un personaggio della letteratura in cui tutti prima o poi ci immedesimiamo.
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