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Tenet, Christopher Nolan, recensione, Gogo Magazine Tenet, Christopher Nolan, recensione, Gogo Magazine

Cinema

Tenet: manifesto di culto o “solo” una spy-story in stile Christopher Nolan? | RECENSIONE

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Il cinema torna protagonista con Tenet di Christopher Nolan, un film in grado di far discutere e di lasciare a bocca aperta nonostante le sue umane imperfezioni.

Il cinema e i suoi appassionati tornano a sognare in grande grazie all’opera più ambiziosa di Christopher Nolan. L’attesissimo Tenet ha fatto il suo debutto in sala registrando ottimi risultati al botteghino. Il box-office, infatti, ha registrato numeri positivi che incoraggiano il futuro di un’industria segnata profondamente dall’emergenza sanitaria degli scorsi mesi. Con più di 50000 presenze al primo giorno di proiezione in Italia, il film di Nolan ha dato infatti segnali importanti, facendo riscoprire la magia del grande schermo al pubblico ma anche raccogliendo sensazioni e pareri estremamente contrastanti.

Un Protagonista e una sola missione: Tenet

L’accoglienza a tinte opposte non stupisce: lo stile di Nolan ha sempre saputo polarizzare l’attenzione di appassionati e scettici che, con questa ultima prova alla regia e alla sceneggiatura, hanno trovato nuovo materiale di confronto e discussione per molte settimane. Dopotutto, i personaggi stessi ricordano in numerosi passaggi che Tenet è una parola importante e pericolosa, un termine in grado – proprio come il film – di scatenare anche l’impensabile: non è una sorpresa quindi che il pubblico abbia ritrovato – fortunatamente – le emozioni tipiche della sala, tornando a vivere grandi storie e, soprattutto, a parlare di cinema.

Tenet - John David Washington, Robert Pattinson, Gogo Magazine

Foto: Warner Bros

La lunga attesa e i continui cambi di programmazione per l’uscita in sala di Tenet non hanno fatto altro che alimentare la curiosità di cinefili e non. Un trailer estremamente criptico, guidato da suoni e immagini adrenaliniche, aveva rivelato pochissimi dettagli sulla storia del film che vede Protagonista – con la P maiuscola per volere di Nolan stesso – John David Washington (Blackkklansman). La trama, quindi, è rimasta top secret fino all’ultimo istante. Giocando con le aspettative e la segretezza, Tenet è arrivato in sala svelando sin dalle prime sequenze la sua anima da spy-story. Il Protagonista è infatti al centro di un intrigo internazionale che vede in gioco il futuro dell’umanità.

Le generazioni future sono minacciate da entità impalpabili che trovano forma nella figura ostile di Andrei Sator, una rivisitazione del più classico Bond-villain interpretato da Kenneth Branagh. In un “mondo crepuscolare”, il Protagonista dovrà farsi strada alla cieca tra alleati e non per cercare l’arma giusta in grado di fermare il nemico. E se in questa corsa contro il tempo, il tempo stesso fosse la vera chiave di lettura?

Grandi riferimenti per il film-manifesto di Christopher Nolan

Tenet è una narrazione ricca di slanci ambiziosi, scelte ardite e riferimenti ricercati. Il titolo palindromo di quest’opera, vero manifesto del pensiero cinematografico di Nolan, non è scelto casualmente: il significato comune in inglese di tenet è “idea fondante di un pensiero”. Queste cinque lettere sul grande schermo racchiudono quindi i pilastri della filosofia del regista britannico. La struttura a rompicapo – vizio per alcuni, virtù per altri – torna in scena prepotentemente mostrando le sue viscere.

Rielaborando le intuizioni di Memento e gli incastri temporali di Inception, Nolan sceglie accuratamente gli ingranaggi e i cardini di una messa in scena estremamente tecnica che gioca con la fisica del tempo attraverso il concetto di entropia. L’ossessione per l’accuratezza e la credibilità di una teoria diventa così fondamento di una storia di spie che segue i più classici stilemi del genere ma trova una spettacolarità inedita. Proprio in questo risiede il più grande pregio di un film che, in un momento storico senza precedenti, incarna tutta la potenza della settima arte nella sua forma più travolgente e disarmante.

Tenet, John David Washington e Robert Pattinson, Gogo Magazine

Foto: Warner Bros

La pellicola, però, non si accontenta di essere un “semplice” spettacolare racconto basato sull’idea di inversione. La struttura palindroma costruita su un lavoro da maestro al montaggio e agli effetti speciali non sembra bastare. Tenet, infatti, è anche una delle parole del quadrato magico del Sator, iscrizione latina le cui 5 parole possono essere lette nello stesso ordine in più sensi. L’interpretazione di questo manufatto è ancora misteriosa. Tra le letture più accreditate vi è però  quella secondo cui l’iscrizione si riferisce alla presenza di un’entità superiore che decide il destino dell’umanità. Allora Tenet gioca anche con questo significato, adottandone la sfumatura più metanarrativa.

Nolan scrive la storia, ne tesse le trame e ne stabilisce l’inesorabile esito. Tutti i personaggi sono solo pedine di un sistema ineffabile ignaro del libero arbitrio. Il film coniuga quindi spettacolarità a visione metacinematografica: un inganno che funziona e intrattiene nonostante alcuni passaggi un po’ pretenziosi.

I personaggi di Tenet: pedine sotto scacco

La totale centralità – e spettacolarità – del concetto di tempo però sacrifica la componente più umana della storia. Difficile infatti entrare in sintonia con un – il! – Protagonista sul cui volto non traspare nemmeno l’ombra di un’emozione. Ancora più complesso, inoltre, riuscire a empatizzare con Kat, incrocio mancato tra una musa di Hitchcock e una femme fatal noir. Interpretata da Elizabeth Debicki, l’unica co-protagonista femminile è intrappolata tra le righe di una scrittura debolissima. In un cast di figure gelide e quasi impalpabili, giganteggia allora Robert Pattinson. Il suo è un irresistibile personaggio venato di malizia e di carisma sinistro. Non ha scampo nemmeno il villain di Branagh, ridotto a macchietta dal marcato e stereotipato accento sovietico.

Tenet Elizabeth Debicki Kenneth Branagh, Gogo Magazine

Foto: Warner Bros

Dialoghi surreali, con una carica tragica a tratti involontariamente ridicola, non aiutano a salvare un insieme di personaggi schiacciati dagli ingranaggi della macchina scenica. Sono tutti semplici pedine destinate a ripetere le loro mosse e a commettere gli stessi errori secondo le volontà di un narratore divertito e, forse, fin troppo compiaciuto. Nolan ignora le necessità dei suoi personaggi, banali pedine in una plancia di gioco più ampia per una partita il cui esito, però, lascia l’amaro in bocca a tutti.

Sui tripudi di note elettroniche di Ludwig Goransson, si consuma allora il più grande dilemma di Tenet. Il film di Nolan si dimostra un lavoro a cui l’elegante abito di spy-movie d’intrattenimento sta stretto. Il regista non pone limiti alle sue ambizioni e vuole regalare, soprattutto ai suoi fan, un film che chiede un atto di fede. L’umanità perduta dei personaggi, però, si dimostra nell’imperfezione di un progetto visionario ma privo dei piccoli momenti, di attimi in grado di rimanere impressi nella memoria.

Tenet
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