Best of 2019: i 10 migliori album di rap italiano dell'anno
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Best of 2019: i 10 migliori album di rap italiano dell’anno

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Quali sono stati i migliori album rap italiani del 2019? Vi proponiamo la nostra selezione, in un’annata ricca novità e grandi ritorni

Siamo ad un passo dalla conclusione di 12 mesi straordinari, un 2019 che ha regalato ai fan del rap italiano molta nuova musica e che ha consacrato, tra l’altro, il talento di alcuni giovani artisti. Abbiamo cominciato a gennaio con Vacca, Fedez e Franco126 e chiudiamo con un autunno che ha segnato ritorni importanti come quello di Marracash, e prime volte di tutto spessore, come per Tha Supreme.

La decade si è chiusa con un’annata decisamente interessante, durante la quale vi abbiamo accompagnato con recensioni traccia per traccia di tutti i lavori principali. Ora è arrivato il momento di stilare una classifica, in cui elencheremo i migliori dieci album rap dell’anno secondo i nostri canoni. Saranno analizzate, oltre alla generale bontà del disco, anche altre qualità tra cui originalità e impatto nel panorama hip hop italiano.

Per stilare la classifica abbiamo preso in considerazione tutti i sottogeneri dell’hip hop, sono quindi considerati validi gli album gangsta rap, trap, pop-rap, latin hip hop e via dicendo.

10) Dove Gli Occhi Non Arrivano – Rkomi

 

Rkomi è senza dubbio uno dei talenti più cristallini della nuova scuola rap. Dopo il successo di Io in Terra e l’ottimo EP Ossigeno, l’artista milanese ha presentato Dove Gli Occhi Non Arrivano, il suo album della consacrazione. Il disco mostra ancora una volta le grandi qualità del rapper, meno innovativo dei suoi coetanei (ndr. Sfera Ebbasta, Ghali, Tedua) ma decisamente più avanti sotto il profilo tecnico. Dove Gli Occhi Non Arrivano è un album molto interessante, leggero e pieno di hit da ascoltare e riascoltare.

9) Moebius – Blue Virus

A suo tempo parlammo di Moebius scrivendo che “Sotto il profilo musicale l’album è un grande passo in avanti, un progetto ragionato che mostra cosa è possibile raggiungere con determinazione e sacrificio“. Blue Virus è un’artista mai esploso, un talento rilegato all’underground. Con Moebius, l’artista ha abbracciato completamente il suo status, realizzando un album tanto forte quanto complesso. Leggi qui la nostra recensione di Moebius.

8) 1969 – Achille Lauro

 

 

La trasformazione di Achille Lauro si è compiuta definitivamente con 1969, il suo primo, vero album di successo. Il disco abbraccia completamente il mainstream ma non rinuncia al suo stile unico e picchiettante che già a tratti aveva caratterizzato Pour l’amour.  Un vero e proprio atto di coraggio optare per una sola una collaborazione rap. Leggi qui la nostra recensione di 1969.

7) Machete Mixtape 4 – Machete Crew

Il quarto lavoro del collettivo hip hop più in forma dell’ultima decade presenta due delle tracce migliori di quest’anno: Marylean e Yoshi. Un album lungo e a tratti un po’ logorante, che contiene però da alcuni dei più grandi colpi di genio degli ultimi anni. Salmo e Dani Faiv i più in forma della crew, gradita anche la presenza di ospiti del calibro di Fabri Fibra, Marracash e Tha Supreme.

6) Neverland – Mecna & Sick Luke

Neverland è una piccola gemma realizzata dallo strambo duo Mecna/Sick Luke. L’unione artistica di poersonalità così differenti ha portato ad un disco breve, intenso e stranamente molto più omogeneo di quanto ci aspettassimo. Nella nostra review abbiamo definito il disco come: “Un progetto totalmente distante dall’ideale di musica usa e getta, che richiede più ascolti prima di essere capito a fondo“. Senza dubbio uno dei lavori più curati e sottovalutati dell’anno. Leggi qui la nostra recensione di Neverland.

5) Booriana – En?gma

 

Booriana fa a pugni con il capolavoro del 2016 Indaco per il titolo di miglior album di En?gma, artista ormai affermato nel panorama rap italiano da qualche anno. Un Album con la A maiuscola che mette in scena una mole spaventosa di contenuti . Il rapper sardo si riconferma un pilastro dell’alternative hip hop, a differenza di alcuni colleghi che in confronto sembrano “niente di che, uniti a un tanto per“.

4) Scialla Semper – Massimo Pericolo

Il rapporto tra Massimo Pericolo è la polizia non è dei migliori, ma forse è meglio così. Scialla Semper è un album di denuncia sociale fortemente rap e molto più consistente di quanto chiunque si sarebbe mai potuto aspettare. Il talento genuino dell’artista è ormai conosciuto ai più grazie anche alle due/tre collaborazioni di successo firmate in questo 2019, ma Scialla Semper è la linea di partenza che gli ha permesso di esprimere tutte le sue potenzialità. Un vero gioiello.

3) 23 6451 – Tha Supreme

Tha Supreme è senza dubbio l’artista dell’anno, e con tutta probabilità il più talentuoso musicista italiano in circolazione. Ad appena diciott’anni, il giovane Davide Mattei è stato in grado di creare l’album di maggiore successo del 2019, per lo meno sul fronte dei numeri, e di mettere insieme alcuni dei più grandi talenti dell’attuale panorama rap. 23 6451 è un connubio quasi perfetto, un album longevo e musicalmente soddisfacente, che non prende la testa della classifica unicamente per via di una forte mancanza di contenuti. Leggi qui la nostra recensione di 23 6451.

2) Persona – Marracash

Marracash è tornato dopo diversi anni di stop con Persona, l’album più personale della sua carriera. Nella nostra review abbiamo leggermente criticato la seconda metà del disco, a nostro parere meno riuscita della prima, ed elogiato principalmente l’originale concept del progetto. Innegabilmente comunque, Persona si è rivelato un ritorno assai gradito grazie a delle tracce in grado di mettere in mostra tutto il genio di Marracash, ancora una volta meritevole del titolo di “King del rap”. Leggi qui la nostra recensione di Persona.

1) Aletheia – Izi

 

Aletheia, il rompicapo di Izi pubblicato lo scorso maggio, è senza dubbio l’album più sorprendente del 2019. Hip hop allo stato brado,  messo in scena da un artista che continua ad evolversi da inizio carriera. Izi ha creato un album spaventosamente maturo, forte sotto ogni punto di vista, mai ripetitivo e molto, molto complesso dal punto di vista tecnico. Il fatto che un prodotto così “adulto” abbia ricevuto il plauso della massa è già di per se sensazionale, ma mai quanto la facilità con cui l’artista sembra riuscire ad ondeggiare tra tutti i sottogeneri dell’hip hop. Se dovessimo consegnare una corona virtuale per il miglior l’album, la nostra scelta sarebbe senza dubbio questa. Leggi qui la nostra recensione di Aletheia.

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