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Chicago Fire 7×06: Una tragedia colpisce la caserma 51

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Una strana sensazione di inevitabile fatalismo aleggiava già nel precedente episodio di Chicago Fire, rendendo l’atmosfera inquieta, come se un oscuro presagio si affacciasse con discrezione sulla scena, con quei piccoli segnali che un appassionato dello stortytelling di Chicago Fire riconosce e avverte a livello emotivo. Mentre anche noi sperimentiamo ora un nuovo stile di racconto degli eventi, affrontiamo di petto l’ultima tragedia che ha colpito la caserma 51.

Chicago Fire 7×06: Il cuore dell’episodio

Proprio una settimana fa, nella precedente recensione di Chicago Fire, ci si era soffermati su una scena in particolare, una scena che metteva a confronto due uomini tanto diversi quanto essenzialmente simili, due uomini distanti, introversi, incapaci di esprimere davvero i rispettivi mondi interiori perché troppo abituati a viverli in solitudine e ad allontanare anche gli affetti più cari.

Il cuore del rapporto tra Kelly e Benny Severide è sempre stato espresso da Chicago Fire attraverso la caratterizzazione di Kelly stesso poiché nel momento in cui si osserva in prospettiva il percorso di questo personaggio, diventa evidente quanto Severide abbia lottato profondamente per distinguersi il più possibile da suo padre, riuscendoci magari nella maggior parte dei casi ma conservando anche in sé alcuni dei tratti caratteristici di Benny, di cui abbiamo avuto prova in svariati momenti catartici per il protagonista di Chicago Fire.

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L’incapacità di abbracciare le sensazioni che più lo spaventano, l’abitudine soprattutto degli inizi di chiudersi in relazioni vuote che non avevano futuro, l’istinto primario di fuggire ogni volta che un evento drammatico travolge la sua vita, sono tutti aspetti di una personalità in parte auto-distruttiva che Kelly Severide purtroppo ha “ereditato” da suo padre e che Chicago Fire ha spesso portato in superficie anche per caratterizzare il contrasto primordiale che definisce il personaggio.

Per questo motivo dunque, tra il finale della sesta stagione e questo avvio di settima, Chicago Fire aveva in realtà preparato le basi per questo drammatico epilogo, prima con l’esacerbazione del rapporto tra padre e figlio in seguito anche al rientro della madre di Kelly nelle dinamiche familiari, e poi con il confronto del precedente episodio, un confronto forse fin troppo onesto ma che ancora una volta aveva impedito a entrambi gli uomini introversi e testardi di trovare un punto d’incontro.

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La morte di Benny Severide portata in scena nell’ultimo episodio di Chicago Fire arriva nella vita di Kelly nel momento peggiore proprio perché in seguito a un contrasto cinico, colmo di rancori, di rabbia inespressa, di delusioni e di incomprensioni, arriva e porta via a entrambi gli uomini la possibilità di fare ammenda, di chiedere scusa, di ricominciare a conoscersi.

Venire a conoscenza dell’impegno profuso da Benny per liberare la 51 dal giogo ormai estremizzato di Jerry Gorsch si rivela per Kelly l’ultimo grande rimpianto, un atroce “E se” che inevitabilmente lo perseguiterà e che rischierà, con amara ironia, di renderlo ancora più simile a suo padre, respingendolo nelle abitudini più distruttive del suo passato.

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Chicago Fire 7×06: Retrospettiva sull’episodio in 3 punti

Le storyline che possiamo definire quasi di “contorno” di questo episodio di Chicago Fire non lasciano particolarmente il segno, non come questa serie in realtà è in grado di fare.

1. Le insolite lezioni di spagnolo di Joe Cruz nascono a dire il vero da una motivazione concreta che inizialmente poteva dare alla storia sia il comic relief di cui aveva bisogno che un rispettabile spessore di caratterizzazione ma per quanto quest’ultimo episodio di Chicago Fire avesse bisogno di leggerezza come tipico contrasto con gli aspetti più drammatici, è venuta meno in questo caso la verve umoristica ma comunque originale che solitamente invece rappresenta una costante della serie.

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2. Il timido tentativo di aprire la vita sociale e privata di Matt Casey a nuove conoscenze e nuovi inizi appare al momento piuttosto prematuro. L’addio improvviso e inaspettato di Gabriela Dawson ha purtroppo impedito a Chicago Fire di portare in scena una graduale evoluzione delle conseguenze della sua decisione, sembra quasi infatti che il personaggio di Casey non abbia davvero avuto il tempo di fare i conti con la fine del suo matrimonio e della sua relazione più importante e questo lo pone adesso in una posizione di staticità in cui non fare nulla lo immobilizza e aprirsi alla possibilità di una nuova storia appare una scelta affrettata.

Ciò che probabilmente servirebbe in questa fase della settima stagione di Chicago Fire è in realtà una storyline strettamente legata all’ambito professionale del capitano Casey che riesca a rimettere in prospettiva le sue priorità.

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3. L’arrivo del nuovo Cappellano al servizio del Dipartimento dei Vigili del Fuoco è apparso in questo episodio di Chicago Fire un po’ debole nella caratterizzazione, che sembra al momento quasi dedicata esclusivamente alla costruzione di una nuova relazione per Sylvie Brett, scelta che andrebbe anche bene se corredata però da uno sviluppo parallelo delle personalità e dei sentimenti.

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Da un punto di vista complessivo, questa prima parte di stagione di Chicago Fire, tra alti e bassi, si sta rivelando mancante di un obiettivo a lungo termine. La presenza di Jerry Gorsch si è confermata monodimensionale dal principio all’epilogo, le storyline individuali dedicate a personaggi solitamente secondari come Mouch, Joe e Otis sono apparse quasi dimenticate negli ultimi due episodi mentre il focus riservato a Kelly Severide rischia di mettere in pericolo la sua evoluzione, nonostante presenti un innegabile spessore nella costruzione. Serve di più, serve quel mordente drammaturgico che ha sempre rappresentato una delle colonne portanti di Chicago Fire e che adesso è ancora piuttosto sottotono.

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