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The Rain: RECENSIONE completa – Una questione privata

È uscita oggi su Netflix la prima stagione della prima serie originale danese, The Rain. Serie post-apocalittica e cupa ambientata in Danimarca dove un virus all’interno della pioggia ha decimato la popolazione.

Ho avuto l’opportunità di vedere in anteprima le prime 3 puntate, sulle quali ho scritto una recensione circa una settimana fa. Oggi è stata rilasciata l’intera prima stagione comprensiva di 8 episodi. Creata e scritta da Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen e Christian Potalivo, The Rain è la prima serie originale danese sulla piattaforma Netflix.

Dalle prime 3 puntate avevo avuto delle buone sensazioni: la struttura e lo stile registico nord-europeo, l’atmosfera cupa e angosciante e soprattutto la piacevole scoperta dell’attrice protagonista, Alba August (Simone). Ebbene, dopo la visione dell’intera stagione con un quadro più ampio della storia e con una consapevolezza maggiore delle ambizioni di The Rain, il giudizio si è leggermente ridimensionato.

The Rain: Aspettative troppo alte

Il prodotto rimane buono, sia chiaro, per le ambientazioni, l’atmosfera creata e l’introspezione di alcuni personaggi (Jean, Patrick e Lea). Nonostante questo, a The Rain manca qualcosa per essere una serie di livello assoluto. E non la è principalmente per due motivi strettamente connessi: il tema trattato e il momento in cui è uscito.

Mi riferisco all’ambientazione della serie in un futuro post-apocalittico dove si seguono le vicende dei sopravvissuti costretti a vivere in un mondo dove le regole della civiltà non esistono più. Un tema da qualche anno parecchio abusato (basti pensare al classico The Walking Dead o al più recente The 100). Di conseguenza, se parli di un argomento ampiamente già trattato, uno degli elementi basilari per essere di un certo livello è una certa dose di originalità.

Rasmus (Lucas Lynggaard Tonnesen) e Simone (Alba August)

Questa certa dose di originalità, The Rain non l’ha completamente. L’idea del virus, i vari bunker, il muro che delimita la zona in quarantena non sono abbastanza. Questi elementi vengono, in qualche modo, oscurati, o meglio velati, dal piccolo gruppo che si crea già nella seconda puntata. La storia si delinea attraverso le dinamiche interne del gruppo: i loro intrecci, i loro incontri, i loro spostamenti, le loro decisioni. Cosa tiene in piedi la serie è il ruolo del padre di Simone e Rasmus nella storia. Quest’ultimo diventa un espediente per mandare avanti i protagonisti, altrimenti lasciati senza scopo, se non quello di sopravvivere, a vagare per una Danimarca fatiscente e selvaggia.

The Rain: I cari vecchi focus

Se c’è qualcosa che non delude mai e che se riutilizzata, abusata non perde mai il suo fascino è sicuramente il focus. Dedicare una puntata all’approfondimento psicologico di un personaggio funziona sempre ai fini dello sviluppo e della comprensione della trama. Lost e The Walking Dead insegnano.

Alba August in una scena del primo episodio

In The Rain possiamo dire di averne almeno 3: uno dedicato a Jean, uno a Patrick e uno Lea. Tutti hanno un denominatore comune: la fragilità di adolescenti persi in un mondo che si definisce civilizzato, ma che li mette ai margini. Questo nuovo mondo post-apocalittico, paradossalmente, gli ha dato una nuova opportunità per esprimere se stessi, per ripartire da zero.

The Rain: I’m Looking For The Rain To Fall

Più volte mi sono trovato a doverlo scrivere e anche questa volta non faccio eccezione. Alla fine di tutto è una questione privata (grazie Beppe Fenoglio). Il padre che ha deciso di salvare Rasmus e Simone, scelta sentimentale ed egoistica, e che poi, alla fine dell’ultima puntata, compie la scelta opposta. È una delle scene più cariche di pathos, che indaga, sconvolgendo, sul rapporto tra padre e figli. Su questo complicato, profondo e controverso rapporto si alimenta, si sviluppa e si chiude la prima stagione di The Rain.

Aspettando la seconda stagione che, a questo punto, dovrebbe aprire gli orizzonti e magari trovare quella certa dose di originalità che è mancata in questa, vi lascio, come The Rain, sulle note di Looking For The Rain, cantata dalla voce cavernosa e profonda di Mark Lanegan.

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Francesco Nespoli

Formazione prettamente umanistica: dalla triennale in Lettere a Torino alla magistrale in Editoria e giornalismo a Roma. Appassionato di scrittura e cultura... e oramai da anni invischiato nel mondo delle serie tv.

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