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Achille Lauro: “me ne frego”. E così conquista il Festival di Sanremo.

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Una performance che riporta Sanremo nel 2020. E il giorno dopo non si parla d’altro.

Achille Lauro – Perché si sa, Sanremo è Sanremo. Una kermesse nazional-popolare che tiene incollati davanti alla tv adulti, bambini, genitori, figli, amici, colleghi. Gente che lo guarda per la prima volta perché ci sono i rapper, gente che lo guarda da settant’anni e non si aspettava di trovarli, i rapper. Soprattutto con una tutina glitterata.

Achille Lauro

Ecco perché Achille Lauro, all’anagrafe Lauro De Marinis, rapper e cantante romano arrivato al grande pubblico (insieme a molte polemiche) durante la scorsa edizione del Festival, la 69esima, e consacrato dal successo dell’album 1969 ha fatto anche quest’anno la rivoluzione, o almeno qualcosa di simile.

“Me ne frego” – il brano in gara di Achille Lauro.

Il brano si chiama Me ne frego e Lauro l’ha scritto con Davide Petrella, Daniele Dezi, Daniele Mungai, Matteo Ciceroni ed Edoardo Manozzi alias Boss Doms, sul palco di Sanremo con il cantante come era successo lo scorso anno per Rolls Royce. Ma al di là del pezzo, bello, Achille Lauro è riuscito a far parlare di sé per l’incredibile performance che ha portato sul palcoscenico del Festival. Salito con una tunica di velluto nero, se n’è liberato all’improvviso restando ricoperto solo da una tutina di strass effetto nude. Ha cantato, ballato e lì per lì se n’è fregato.

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Ci son cascato di nuovo

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Achille Lauro come in un affresco di Giotto.

La narrazione dello spettacolo è arrivata poi tramite i suoi canali social. Achille Lauro ha incarnato San Francesco d’Assisi nella celebre scena della spoliazione, affresco attribuito a Giotto e conservato nella Basilica Superiore di Assisi. Sacro, profano? Sicuramente rivoluzionario. Ad incarnare un Santo, sul palco del Festival più tradizionale d’Italia, davanti ad un pubblico di tutte le età ed estrazioni sociali. Poco importa che gli abiti di scena fossero firmati Gucci (che belli) e quindi non proprio simbolo di parsimonia e povertà, perché se anche un solo ragazzino andrà a cercare gli affreschi di Giotto o la storia di San Francesco, a qualcosa quest’edizione di Sanremo sarà servita. E poco importa anche che Renato Zero e David Bowie facessero performance così accurate già negli anni ’70 e che quindi Lauro “non si è inventato niente”: se l’effetto di uno spettacolo del genere è il dibattito ininterrotto che da ieri occupa tutti i rotocalchi, significa che si può omaggiare ed inventare ed imitare e fare comunque qualcosa di sensazionale. E soprattutto: significa che Achille Lauro, Me ne frego o no, ha già vinto la 70esima edizione di Sanremo.

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