
‘Spider-Man: Un Nuovo Universo’ è una boccata d’aria fresca nel panorama cinematografico contemporaneo. Si rivela uno dei pochi film veramente innovativi dal punto di vista visivo. Un gioiello tecnico. Una tela inestimabile. Ecco la nostra recensione.
Già dal suo annuncio, Spider-Man: Un Nuovo Universo (Spider-Man: Into The Spiderverse in lingua originale) si era subito distinto dalle altre pellicole d’animazione grazie ad un comparto artistico a prima vista unico nel suo genere. Dopo un anno di attesa dal primo trailer, abbiamo avuto l’occasione di vedere in anteprima il nuovo film d’animazione nato dalla (longeva) collaborazione tra Sony e Marvel. Senza ombra di dubbio è il miglior film d’animazione di quest’anno. E vi spieghiamo anche il perché in questa recensione senza spoiler.
Spider-Man: Un Nuovo Universo Recensione
Ricominciamo… per l’ultima volta
Spider-Man: Un Nuovo Universo Recensione
Come ogni film di Spider-Man che si rispetti, Spider-Man: Un Nuovo Universo è ambientato nella caotica New York, metropoli assediata da supercriminali di ogni tipo. Tuttavia, l’egemonia di questi ha sempre vita breve grazie al repentino intervento dell’amichevole Spider-Man di quartiere, l’alter ego di Peter Parker.
Questa volta, però, la storia non ruota intorno a Peter, bensì a Miles Morales, un adolescente dalle tendenze un po’ ribelli. A causa del famoso “morso del ragno”, assume dei particolari poteri che lo porteranno a diventare (un altro) Spider-Man.
Nel frattempo, Kingpin cerca il modo di aprire un portale spazio-temporale per i suoi “loschi” fini. Da questo, però, escono Spider-Man provenienti da altri universi (tutti appartenenti al vastissimo Ragnoverso o Spiderverse). Per tornare a casa e salvare il mondo dalla distruzione, i vari supereroi dovranno collaborare e Miles dovrà imparare ad essere il supereroe di cui New York ha bisogno.
La trama in sé non è niente di particolarmente complicato. Ciò che convince di questo Spider-Man: Un Nuovo Universo, però, è il modo in cui viene raccontato. Ha dei tempi molto serrati, forse un po’ troppo frettolosi, ma questi rendono possibile un’ottima caratterizzazione del personaggio di Miles.
Insicuro, spaventato, interdetto. Tutti questi elementi si sposano alla perfezione con questo eroe che deve ancora scoprire di essere tale. Non ci troviamo davanti ad un’origin story che mostra subito la parte eroica del personaggio, bensì si assiste ad una lenta parabola ascendente che porta Miles ad avere fiducia in se stesso e in ciò che è in grado di fare.
I personaggi secondari di Spider-Man: Un Nuovo Universo non sono molto approfonditi, ma (stranamente) ci si affeziona ugualmente ad ognuno di essi. Interessante come poche battute riescano a creare un’empatia tale da farti apprezzare anche i personaggi meno approfonditi.
Peccato per i villain, che vengono lasciati troppo in secondo piano. Unico a salvarsi è Kingpin. Con poche sequenze, gli autori riescono a farti provare compassione per questo omone estremamente solo.
Un capolavoro visivo
Spider-Man: Un Nuovo Universo Recensione
Spider-Man: Un Nuovo Universo non è impeccabile sotto il punto di vista narrativo (anche se è molto più interessate di tutte le precedenti pellicole basate sul tessiragnatele), ma dal punto di vista tecnico è un capolavoro.
Dopo anni di fossilizzazione, smorzati solo da alcuni casi peculiari (primo tra tutti Loving Vincent), il cinema d’animazione prende finalmente una boccata d’aria fresca come mai dai tempi di Toy Story. Spider-Man: Un Nuovo Universo è il prodotto d’animazione tecnicamente più originale che si veda da anni.
Unire lo stile fumettistico alla grafica in 3D è stato un colpo di genio (e un azzardo) vincente. Sembra di vedere prendere vita su schermo i magnifici fumetti creati da Stan Lee e Steve Ditko (dei quali il film sembra diventare un toccante omaggio). Un sublime miscuglio di Pop-Art, Street Art, grafica 3D e fumetto.
Ogni fotogramma è un tripudio di colori. Ogni scena è vorace nutrimento per gli occhi. Si potrebbe prendere ogni singola inquadratura del film ed esporla in una galleria d’arte.
Questa estasi tecnica è dovuta anche alla regia sensazionale del trio Persichetti-Ramsey-Rothman e alla fotografia da capogiro. La bellezza delle scene sta proprio nel fatto che l’inquadratura non è mai perfettamente “pulita”. Sono presenti imperfezioni, sfocature, cornici, sfarfallii. Tutti elementi decisamente voluti che amplificano la complessità del profilmico, sempre magnificamente stratificato, sempre sapientempente “sporco”.
Il tutto, poi, è legato da un comparto sonoro d’eccezione, capitanato dal magnifico commento musicale di Daniel Pemberton e da tantissimi brani su licenza che si sposano alla perfezione con le atmosfere del film. È arte contemporanea allo stato puro. Anzi, no. È arte contemporanea splendidamente contaminata.
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