Stranger Things 3 - Recensione: "Il sole fuori la caverna"
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Stranger Things 3 – Recensione: “Il sole fuori la caverna”

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Finalmente la lunga attesa verso Stranger Things 3 è terminata con la odierna pubblicazione su Netflix. In questo periodo si è parlato moltissimo della serie attraverso i trailer e le interviste e moltissime sono state le speculazioni a riguardo, le idee e le opinioni…

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Questa terza stagione mantiene moltissime delle caratteristiche dei precedenti archi narrativi, confermando la ricercatezza estetica che da sempre ha caratterizzato la serie. Fin dalle primissime scene la narrazione esordisce in un susseguirsi di frame quasi a richiamare la prima stagione con le ombre ed il mistero, anche se lontano dalla nazione abituale.

Sono questi rimandi tecnici ed estetici a trascinare in scena il passato terrore verso l’ignoto e tutti quei dettagli che lo disegnano e mentre un manipolo di scienziati sconosciuti tenta di riaprire il “varco” che Undici aveva chiuso con tanto sacrificio insieme agli altri protagonisti il tempo continua a scorrere.
Sarà proprio l’incessante avanzare del tempo e della vita una delle tematiche principali di questo Stranger Things 3 in cui ritroviamo vecchi e nuovi protagonisti alle prese con dinamiche sociali del tutto nuove, Dustin (Gaten Matarazzo), Mike (Finn Wolfhard), Lucas (Caleb McLaughlin), Will (Noah Schnapp), Nancy (Natalia Dyer), Steve (Joe Keery), Max (Sadie Sink), Jonathan (Charlie Heaton) e la stessa Undi (Milli Bobby Brown), sono cresciuti, non sono più i bambini che conoscevamo, tutto ciò conduce a sviluppi inediti, impattando anche con il loro stesso modo di essere.

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L’estate è nell’aria e mentre i ragazzi entrano in contatto con il complesso equilibrio amore/amicizia la serie offre riflessioni anche su coloro che si affacciano al mondo degli adulti, con tutte le sue giustificazioni, ingiustizie e incoerenze.

Tutto ciò traspone l’azione generale su due piani ben distinti adombrati da una silenziosa minaccia che prende silenziosamente forma nel dietro le quinte.

Stranger Things 3 prende il via nel 1985, trasportando con sé tutta la leggerezza colorata delle vacanze estive valorizzate dalla ricercatezza tecnica generale che non fatica a prendere per mano lo spettatore, lanciandolo in un conteso parecchio diverso dalle stagioni precedenti. Mentre l’amore addolcisce i primi e spensierati frame introduttivi di Mike e Undi, ritroviamo un  Hopper pensieroso nei confronti della coppia, un Dustin che torna dal campo estivo e un Will perso nella nostalgia di un tempo ormai lontano,  sempre impelagato nei battibecchi delle altre coppie, compresi quelli di Max e Lucas.
Anche la città di Hawkins ha vissuto un forte cambiamento con l’apertura di un grosso Mall (un centro commerciale) il quale ha modernizzato ed amplificato il concetto di capitalismo nella cittadina, sradicando alla radice gli affari dei piccoli empori a gestione familiare.

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Sarà questo uno dei primi luoghi ad impattare maggiormente sullo schermo, data la grande cura estetica ed evocativa di quegli anni a disegnare un posto ricco di persone, colori e confort in aperto contrasto con quello che realmente rappresenta per il tessuto sociale del posto. Proprio nel continuo viavai dello “Starcourt” ritroviamo il personaggio di Steve il quale ha cominciato a lavorare in una gelateria senza mai abbandonare le idee lo avevano reso popolare nel corso al liceo.

Mentre il sole brucia alto nel cielo sereno e il futuro irradia i pensieri generali ecco che qualcosa si muove. Questa terza stagione di Stranger Things costruisce fin dall’inizio la nuova mossa del Mind Flyer, scuotendo ogni cosa tramite il veloce passo dei ratti che infestano la città. Questa volta non si parla più di Sottosopra o di semplice “host”, bensì di una vera e propria epidemia che strumentalizzerà il corpo degli innocenti fino a generare un incubo di carne ed ossa maciullate.  Questa entità vuole uscire dal suo mondo, vuole andare oltre il varco e questa volta eliminare ogni ostacolo, a cominciare dai nostri protagonisti.

In alternanza alle riprese e alle riflessioni sulla vita e sul lavoro ritroviamo il tocco horror dei Fratelli Duffers che, senza troppi filtri, riescono a colpire dentro fino a togliere il respiro in un perfetto contrasto narrativo che assorbe e repugna al tempo stesso la coerenza della vita di tutti i giorni.

Immerso in tutto questo ritroviamo il personaggio di Billy (interpretato da Dacre Montgomery), il quale merita una nota d’onore per la sua centralità valorizzata dalla performance dell’attore. Introdotto nella seconda stagione per il suo caratteraccio e per le dinamiche famigliari difficili, in questo terzo arco narrativo il ragazzo viene ulteriormente approfondito e spinto oltre alla sua estetica, fino ad affrontare un viaggio verso la maturazione e redenzione finale.

In Stranger Things 3, ovviamente, non sono soltanto i ragazzi a muovere i fili, anche gli adulti disegnano una strada distinta e al tempo stesso complementare alle altre. Qui ritroviamo Joyce (Winona Ryder) e Hopper alle prese con il loro rapporto e il “voltare pagina”. I due, partendo dall’elettromagnetismo ad avvolgere la città arrivano a scoprire il cuore pulsante intravisto nelle prime scene della serie, in una continua corsa che dona movimento alla narrazione tramite la sua azione.

Con l’avanzare della storia, mano a mano che i fatti diventano più chiari, l’estetica tende sempre di più a sporcarsi tramite gli effetti speciali e le luci intermittenti che degenerano con il degenerare degli sviluppi, fino alla chiusura finale.

Non è tanto la scrittura a tenere incollati con questa serie, quanto tutta la passione a costruirne il mondo. L’immersione che ne deriva dal design generale è forte ed evocativa non soltanto del periodo rappresentato ma anche di quei film, di quei classici di Spielberg ad esempio, che hanno disegnato l’infanzia di tutti noi. Le riprese, le citazioni e la colonna sonora riescono a mantenere alti gli standard di un’opera con il potere di trasmettere tanto lasciando anche spiazzati e senza parole, comunicando non soltanto i valori del coraggio e dell’amicizia ma spingendosi oltre e maturando insieme ai suoi stessi protagonisti.

Stranger Things 3 - Recensione: "Il sole fuori la caverna"
8 Reviewer
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Pro
Grande cura estetica e nei dettagli di design.
Scrittura chiara e evocativa.
Colonna sonora perfettamente coerente con in contesti in cui si presenta.
Contro
La trama tende a non osare troppo.
Conclusioni
Una stagione forte e delicata al tempo stesso che riesce ad emozionare portando ad una riflessione molto interessante. Stranger Things mantiene i suoi standard guardando avanti.
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Ho sempre trovato nella scrittura un qualcosa di mio: il poter esprimere quanto ho dentro, parlando di argomentazioni che amo, penso sia un'obiettivo di vita importantissimo. Studente in Lingue, culture, letterature e traduzione, dopo la pubblicazione di due romanzi ho intrapreso la strada del giornalismo senza guardarmi dietro.

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