La scorsa settimana il governo indiano ha messo al bando ben cinquantanove applicazioni appartenenti ad aziende cinesi. Il divieto è stato messo in atto dopo i violenti scontri tra i due paesi, legati a una vecchia disputa territoriale recentemente inaspritasi. Zoom non è l’unica app celebre ad essere stata messa sotto censura. Tra le app interdette dal governo di Nuova Dheli c’è infati Shareit, popolare applicazione di sharing musicale e di messaggistica, molto usata dai teenager. La segue il celebre gioco di strategia multiplayer Clash of Kings, amatissima dai nerd di tutto il mondo. Ma non è tutto. Al bando è finita WeChat, una delle app più utilizzate al mondo e di TikTok, app dalla popolarità e dalle funzionalità in continua espansione.
Dopo il duro attacco a questi colossi della rete, pare che ora in India sia arrivato il momento di Zoom. Si tratta dell’applicazione di videoconferenza che più simboleggia tanto lo smartworking quanto la connessione tra amici e parenti ai tempi del Coronavirus. Eppure, anche la app più in vista del momento e con cui, per dirne una, si sono riuniti anche i protagonisti de Il Signore degli Anelli è nei guai. Voci xenofobe dilaganti sui social media indiani, infatti, definiscono Zoom di proprietà cinese e ne chiedono la cancellazione dagli smartphone.
Su Twitter, Facebook e WhatsApp, nei giorni scorsi sono fioccati messaggi che esortavano gli indiani nazionalisti a disinstallare tutte le app di proprietà di aziende cinesi, indicando una lista di più di cinquanta app. Pur non essendo un’app cinese, Zoom è finita in questa lista. Probabilmente, alla base della rapida diffusione della disinformazione sui social media, c’è il fatto che il CEO di Zoom, Eric Yuan, di nazionalità americana, è di origine cinese. Velchamy Sankarlingam, Presidente del Product and Engineering di Zoom, sta cercando di far fronte alla disinformazione sul paese di origine di Zoom, società quotata al NASDAQ e con sede negli Stati Uniti. Benché, come molte aziende tecnologiche internazionali, la società abbia uffici in Cina -ribadisce il manager di Zoom- essa ha la sua sede principale a San Jose, in California.
Quando si crea un vuoto, c’è sempre qualcuno pronto a riempirlo, e così è avvenuto subito dopo la messa al bando della celebre app. Così, la piattaforma indiana Reliance Jio, la più grande società di telecomunicazioni del paese, ha prontamente lanciato JioMeet, la propria app di videoconferenza. Tra le critiche non inaspettatamente giunte, c’è quella che JioMeet sia praticamente la copia spiccicata di Zoom.
Abbiamo già detto come, durante la pandemia, Zoom abbia raggiunto un’enorme popolarità grazie alla sua capacità di mettere in collegamento più persone. Con questa app sono state organizzate tanto conferenze di lavoro, incontri a distanza tra cari e lezioni. Senza entrare nel merito di asti tra nazioni e critiche alle corporazioni dai fatturati milionari, va ricordato che è un peccato che voci xenofobe compromettano l’uso di strumenti informatici che agevolano la comunicazione in un periodo di emergenza sanitaria come quello che stiamo affrontando.
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