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Cybercrime in aumento: il cloud backup come alleato

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Con cybercrime, o reato informatico, si intende un’attività criminosa caratterizzata da un uso illegale di componenti della tecnologia dell’informazione, sia in termini di hardware che di software.

Un fenomeno in costante crescita

Il ventaglio di operazioni fraudolente è piuttosto ampio, e spazia da reati quali il cyberstalking all’attribuzione di falsa identità, dal cyberbullismo al phishing, dalla frode informatica all’information warfare, e per diverso tempo, in alcuni Paesi ancor più che in altri, è rimasto relativamente scoperto dal punto di vista della contemplazione giuridica e della repressione al cybercrime.

L’Italia, nello specifico, su esortazione dell’UE ha provveduto ad aggiornare il proprio Codice penale con la legge del 23 dicembre 1993 n.547, che ha integrato le nuove tecnologie nella dottrina affiancandole concettualmente a luoghi e strumenti fisici già previsti: ad esempio, l’ingresso forzato in un sistema o in una rete viene equiparato alla violazione di domicilio, e la lettura di mail private alla violazione della privacy che ha per oggetto corrispondenza cartacea.

Nonostante questo processo di ammodernamento, però, la strada per la prevenzione e il contrasto di azioni cybercrime è senza dubbio in salita. In base al rapporto di Accenture e Ponemon Institute, l’impatto finanziario medio dei crimini informatici nel 2017 ha raggiunto su scala globale gli 11,7 milioni di dollari per azienda, cifra che nasconde un incremento ben del 23% rispetto all’anno precedente.

La media di attacchi subiti dalle aziende è anch’esso vistosamente in aumento, con un’impennata del +27,4% nel 2017 sul 2016, pari a circa 130 violazioni nei dodici mesi, e un’escalation particolare sul fronte degli attacchi interni rispetto a quelli esterni. L’immediato futuro non si prospetta in controtendenza: nei prossimi 5 anni, sostiene sempre Accenture, si registreranno perdite su scala mondiale pari a 5.200 miliardi di dollari.

Cloud backup e datacenter, un valido sostegno per proteggere i propri dati

Il salvataggio online delle informazioni può risultare davvero un ottimo sistema preventivo nei riguardi dei crimini informatici. La compromissione, il furto, la cancellazione o il possesso a fini di ricatto sono infatti azioni fin troppo comuni che possono arrivare a pesare notevolmente sulle finanze di un’impresa.

Salvare copie di dati sensibili o di particolari progetti nel cloud è una pratica certamente consigliabile, cui si collega la controparte fisica del datacenter: è infatti in questi luoghi che vengono ospitati e protetti server, switch e router, dispositivi alla base della conservazione virtuale delle informazioni.

Nel novero delle aziende di ingegneria elettronica impegnate nel settore, si distingue in ambito italiano, ma con significative diramazioni anche sul mercato internazionale, la torinese Alutron, specializzata nella progettazione e realizzazione di armadi, mobili e scaffali rack, così come di contenitori subunit e front panel.

Durante un percorso di oltre 40 anni in un ambito estremamente competitivo, questa impresa piemontese ha dimostrato di fare della ricerca tecnologica e della cura del minimo dettaglio i propri fiori all’occhiello, come dimostra egregiamente la linea Alurack, appositamente disegnata e sviluppata per armadi per server e contenitori rack, ideale anche per apparecchiature hardware di grande complessità.

Quando il rischio di cyber-attacchi è quantomai concreto, affidarsi a tecnologia di comprovata affidabilità è senza dubbio la scelta più saggia da prendere.

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